Novelle e Racconti da Autori Emergenti - Guitarvenne - Separazione

libro animato

"Stringimi ancora un pò", mi dice. Mi incollo al suo corpo, e la cingo con le braccia come se avessi paura di perderla. "Ti amo, la mia vita è niente senza te", ammetto sussurrando. Poi mi rabbuio: "Forse la mia vita è niente anche «insieme» a te", e poi taccio. Lei sorride, scosta le coperte. "Il condizionatore si è bloccato di nuovo", sbuffa, e si volta. Mi guarda negli occhi. Sono raggelato. "È ora", dice. "Non ancora", ribatto. Scorro mentalmente tutte le frasi che mi restano, e poi "Domani andiamo insieme da tua madre", le dico serio, "è tanto che non la vedo", e le accarezzo la mano. "Basta" dice lei, "Ora basta". E invece no, non basta ancora, non basta mai. "Tu non hai mai conosciuto mia madre", con rabbia, e i suoi capelli le coprono gli occhi. "Ora lasciami andare via". "Ancora un attimo". "NO!". Si alza in piedi. La guardo e di nuovo so che è lei la donna che ho sempre desiderato, la mia via di fuga in una vera vita. "Oggi Piero ha preso un brutto voto a scuola; dovresti parlargli, lo sai che ascolta solo te. Io non riesco a consolarlo". "Basta" mi ripete. "E poi, e poi", sento salire la febbre, "poi al lavoro mi stanno tutti addosso, chiedono tutti di te, di noi e non so mai cosa dire, chiedono della nostra casa ed io...". Lei sbuffa, si rimette il reggiseno: "Ti ho detto di finirla, non ci riesco più". Sta per piangere di rabbia. "E io gli rispondo che siamo felici insieme, che presto li inviteremo e tu gli farai assaggiare quella torta che mi piace tanto, sai quella con le noci...". Sembro un invasato, ormai. Mi sta strappando la mia unica vita ed io sto cercando di trattenerla come una coperta sul viso. "Senti", mi dice, "Non dobbiamo arrivare fino a qui, Non voglio". Sta cercando di trattenere il pianto. Alza la voce: "Di cose schifose e ripugnanti ne ho dovuto fare tante, più di quelle che tu immagini, ma questo...". Adesso sta urlando. "Piano, sveglierai Piero", le dico, ghiacciato di sudore. "NO! NO! BASTA!". È infuriata. "BASTA CON PIERO, BASTA CON I COLLEGHI, BASTA CON MIA MADRE, BASTA CON TUTTO!". "Va bene, va bene", ho la voce tremante. Ora mi fa paura davvero. Passano un paio di minuti. Noi immobili come in un quadro in penombra. Ora è calma. Si mette le scarpe, non piange più. Mi guarda ancora una volta (l'ultima?), gli occhi arrossati. "Senti...", è in imbarazzo, "Dove sono?" Non ho più forze: "Apoggiati sopra al comò.". Lei si gira di scatto, due passi e afferra il denaro. Se mi muovessi, mi sgretolerei. Apre la borsetta, infila i soldi, poi armeggia con la porta chiusa a chiave. L'albergatore mi aveva detto che la serratura è difettosa. Riesce ad aprire. Tentenna. Si volta ancora verso di me, guarda a terra: "Scusa, è solo che oramai mi sto affezionando a te e...non posso più." Sorride e piange:"Tu hai bisogno d'aiuto, e non sono certo io quella che può dartelo. Non chiamarmi più." Sbatte la porta, sento ancora un singhiozzo lontano. Ed ecco, sono di nuovo solo, pronto a immaginarmi un'altra vita normale, fatta di colleghi, di torte, di madri. Piero, chiunque tu sia, figlio mio: sei morto di nuovo. Ma domani, in un'altra donna rivivrai. Basta solo un pugno di denaro.