Fiabe Nordiche - La ragazza che sapeva filare l'oro dall'argilla e dalla paglia
(fiaba popolare svedese presente nelle raccolte curate da Gunnar Olof Hyltén-Cavallius e George Stephens)
"Svenska folksagor och äfventyr"
C'era una volta una vecchia che aveva un'unica figlia. La ragazza era buona e gentile, e per di più anche estremamente bella, ma era così indolente che di rado prendeva in mano un lavoro. La vecchia era molto preoccupata e provava in ogni modo a correggere il suo difetto, ma senza riuscirvi mai. Allora la donna non seppe fare di meglio che metterla a filare sul tetto della capanna, affinché tutto il mondo potesse vedere la sua pigrizia. Ma non servì a niente, perché la figlia rimase una fannullona come prima.
Un giorno il figlio del re andava a caccia a cavallo e passò davanti alla capanna in cui la donna viveva con la figlia. Quando vide la bella filatrice sul tetto si fermò e chiese perché si fosse messa a filare in un posto del genere. La vecchia rispose: "Bè, sta seduta lì perché tutto il mondo possa vedere quanto è brava: sapete, mia figlia sa filare l'oro dall'argilla e anche dalla paglia." A quelle parole il principe rimase assai stupito, non comprendendo che la donna alludeva alla pigrizia della figlia, perciò disse: "Se è vero ciò che dite, che la ragazza sa filare l'oro dall'argilla e dalla paglia, non deve più star li: la porto con me al palazzo di mio padre, dove diventerà mia sposa e la futura regina."
La ragazza scese dal tetto e seguì il principe alla residenza reale. Lì fu messa nella stanza delle ragazze, e le furono dati un secchio d'argilla e un fascio di paglia per scoprire se fosse abile come la madre aveva detto. La povera fanciulla era molto scoraggiata, perché sapeva bene che non sapeva filare il lino, figuriamoci l’oro. Si sedette nella stanzetta, posò il capo sulla mano e pianse amaramente. Mentre stava lì così, si aprì la porta ed entrò un uomo piccolo piccolo, che era molto brutto e deforme, che le domandò che cosa avesse e perché se ne stava lì sola, tutta sconsolata in lacrime. "Come faccio a non piangere," rispose lei, "il figlio del re mi impone di filare in oro dall'argilla e dalla paglia, e se quando farà chiaro non ci sarò riuscita, ne andrà della mia giovane vita!" Allora l'ometto disse: "Non piangere, bella fanciulla, perché io ti aiuterò. Ecco un paio di guanti. Quando li avrai indossati, potrai filare l'oro. Ma domani notte tornerò, e se per allora non avrai scoperto come mi chiamo, allora mi seguirai e diventerai la mia sposa." La ragazza, che era caduta dalla padella nella brace, si disperò ancora di più, ma pensando che sarebbe morta comunque, accettò suo malgrado le condizioni del nano, il quale se ne andò lasciandola sola. Lei allora si sedette, e, come aveva detto il nano, grazie ai guanti magici, riuscì a filare l'oro, che era il più bello e il più splendente che si potesse vedere.
Ora, la gioia fu grande in tutto il palazzo per quel prodigio avvenuto, e specialmente grande fu la gioia del principe, che vide di aver trovato una ragazza così brava e al tempo stesso così bella. Ma la giovane non faceva che piangere, e più passava il tempo più piangeva, perché temeva il momento in cui il vecchietto sarebbe tornato per rapirla. Verso sera il principe tornò dalla sua battuta di caccia e andò a vedere la sua sposa. Vedendo il suo dolore, cercò di consolarla in tutti i modi e disse che le avrebbe raccontato una curiosa avventura che gli era capitata, se solo lei fosse stata più contenta. La ragazza disse che avrebbe ascoltato, così il principe raccontò: "Oggi, mentre vagavo nel bosco, a caccia, sono capitato davanti a uno strano vecchio piccolo piccolo che correva intorno a un cespuglio, e cantava una strana canzone." "Cosa cantava?" chiese curiosa la ragazza, perché comprese che il principe aveva incontrato il famoso nano. "Bè," riprese il principe, "cantava così:
«Oggi il malato macinerò,
domani le mie nozze farò.
Della fanciulla non ho da temere,
perché il mio nome non
può sapere.
Mi chiamo Titteliture,
Mi chiamo Titteliture.»"
Come fu contenta la ragazza, così contenta che chiese al principe di ripeterle cosa aveva cantato il vecchio nano; allora il principe cantò di nuovo la filastrocca, ed ella poté stamparsi bene in testa il nome del nano. Poi conversò amabilmente con il suo promesso, e il principe non sapeva elogiare abbastanza la bellezza e le qualità della sua giovane fidanzata. Ma si stupì molto che fu così contenta, mentre un attimo prima sembrava disperata. Quando giunse la notte, e la ragazza rimase sola, la porta si aprì ed entrò il brutto nano. Allora lei saltò su e disse: "Ecco i tuoi guanti, Titteliture!"
Quando il nano sentì il suo nome s'infuriò tanto che saltò in aria e si portò via mezzo tetto. La fanciulla rideva, finalmente salva, da quell'incubo che era finalmente finito, poi si mise a dormire con il cuore leggero, e dormì finché il sole fu alto. Il giorno seguente festeggiò le nozze con il figlio del re, e da allora non sentì più parlare di Titteliture.