Leggende russe - Il soldato e lo zar nel bosco
C'era una volta in un ceno reame un «mugik*» che aveva due figli. Venne il tempo della leva e il figlio maggiore fu arruolato. Egli servì il sovrano con fedeltà e lealtà e si comportò così bene che in pochi anni arrivò a meritarsi il grado di generale.
In quello stesso periodo fu indetto un nuovo reclutamento e anche il fratello minore dovette partire; gli rasero il capo e il caso volle che egli andasse a finire nello stesso reggimento del quale suo fratello era generale. Il soldato aveva riconosciuto il fratello generale, ma figurarsi! Quello lo rinnegò seccamente: "Io non conosco te e tu non conosci me!"
Una volta il soldato montava di guardia al deposito di munizioni che si trovava vicino all'alloggio del generale; questi dava un pranzo di gala ed erano convenuti da lui una grande quantità di ufficiali e signori. Il soldato nel vedere che quelli se la spassavano allegramente, mentre lui, invece, niente, pianse amare lacrime. Allora gli ospiti cominciarono a chiedergli: "Soldato, perché piangi?" "E come potrei non piangere? Mio fratello se la spassa e si dimentica di me". Gli ospiti lo andarono a raccontare al generale, e il generale si adirò: "E voi gli credete? Mente spudoratamente". Ordinò di fargli dare il cambio e di assestargli trenta bastonate, perché non osasse più dirsi suo parente. Il soldato ne fu talmente offeso che prese il suo equipaggiamento e fuggì dal reggimento.
Passò del tempo e si ritrovò in un bosco fitto e selvaggio dove nessuno aveva il coraggio di entrare e cominciò a vivere nutrendosi di bacche e radici. Qualche tempo dopo lo zar partì per la caccia con gli uomini del suo seguito; galopparono in aperta campagna, sciolsero i segugi, suonarono i corni e cominciarono a cacciare. D'improvviso balzò fuori dalla macchia un bel cervo, sfrecciò accanto allo zar, attraversò il fiume e, giunto all'altra sponda, si addentrò nel bosco. Lo zar lo inseguì; attraversò il fiume, galoppò... D'un tratto si guardò intorno: del cervo non c'era più traccia e i cacciatori erano rimasti indietro, lontani; tutt'intorno si estendevaun bosco fitto e scuro, e non si scorgeva alcun sentiero. Lo zar vagò allora fino al calar della sera, finché, esausto, incontrò il soldato fuggiasco che gli si fece incontro dicendo: "Salve, buon uomo! Come sei capitato qui?" "Ero andato a caccia e mi sono smarrito nel bosco: riconducimi sulla strada, fratello!" "Ma chi sei?" gli chiese il soldato. "Sono un servo dello zar" rispose il sovrano. "Adesso è buio, zar.. meglio pernottare in qualche crepaccio; domani ti ricondurrò sulla strada". Si misero a cercare un luogo dove trascorrere la notte. Cammina e cammina videro una piccola «izba». "Evviva, Dio ci ha mandato un ricovero per la notte; entriamo lì" disse il soldato. Entrarono nell'izba e trovarono una vecchietta seduta. "Salute, nonnetta!" "Salute, soldato!" "Dacci da mangiare e da bere!" "Mangerei io stessa, ma non c'è niente!" "Tu menti, vecchia strega!" disse il soldato e si mise a frugare nella stufa e sugli scaffali, trovando ogni ben di Dio: provviste di vino e pietanze già pronte. Sedettero a tavola, mangiarono a sazietà e poi si arrampicarono a dormire in soffitta. Il soldato disse allo zar: "Aiutati che Dio t'aiuta! Zar, meglio che uno di noi dorma e l'altro faccia la guardia".
Tirarono così a sorte e toccò allo zar per primo stare di guardia. Il soldato gli diede la sua baionetta, lo mise accanto alla porta, gli ordinò di non addormentarsi e si raccomandò di svegliarlo immediatamente se fosse successo qualcosa. Poi, coricatosi, pensò: ' Come se la caverà il mio compagno a far la sentinella? Non essendoci abituato non ce la farà.. Meglio che lo sorvegli '. Lo zar rimase in piedi per qualche tempo, poi cominciò a venirgli sonno: "Che cosa fai, barcolli?" lo richiamò il soldato. "Forse sonnecchi?" "No!" rispose lo zar. "Bè, stai attento!" Lo zar stette di sentinella un altro quarto d'ora, poi di nuovo si addormentò. "Ehi, amico, non starai mica dormendo?" lo riprese dopo un pò il soldato. Lo zar resistette un altro quarto d'ora, poi si sentì piegare le gambe, si accasciò a terra e si addormentò. A quel punto il soldato balzò in piedi, prese la baionetta e cominciò a picchiarlo, dicendo: "È questo il modo di fare la guardia? Io ho servito il reggimento per dieci anni e i superiori non mi hanno perdonato neanche uno sbaglio; ma a te, pare, non ti hanno insegnato nulla. Passi la prima volta, passi la seconda, ma la terza non si può perdonare... Su, adesso và a dormire, farò io la guardia".
Lo zar si coricò e il soldato rimase di sentinella senza chiudere occhio. D'improvviso si udì fischiare e bussare: erano arrivati dei briganti alla casetta; la vecchia li accolse e disse loro: "Ci sono qui degli ospiti a pernottare". "Bene, nonnina! Siamo stati in giro per niente tutta la notte e adesso la fortuna ci cade addosso. Dacci prima la cena!" "Ma i nostri ospiti si sono mangiati e bevuto tutto!" "Senti un pò che spavaldi! Dove sono?" "Sono andati a dormire in soffitta." "Vado a sistemarli io!" disse uno dei briganti prendendo un coltellaccio e s'arrampicò in soffitta. Non appena ebbe cacciato la testa nella porta, il soldato gli appioppò un tale colpo di baionetta che gli fece rotolare via la testa; poi trascinò il corpo dentro la soffitta e restò in attesa di quel che sarebbe successo. Aspetta e aspetta i briganti si chiesero: "Come mai ci mette tanto tempo?". E ne mandarono un altro; il soldato uccise anche quello. E così, in breve tempo, ammazzò tutti i briganti. All'alba lo zar si destò, vide i corpi e domandò: "Ah, soldato dove mai siamo capitati?". Il soldato gli raccontò tutto quello che era successo. Poi scesero dalla soffitta. Come il soldato vide la vecchia, le si scagliò contro: "Aspetta, vecchia strega! Adesso dovrai fare i conti con me! Volevi rapinarci? Tira subito fuori tutti i soldi!". La vecchia aprì un baule pieno d'oro; il soldato ne riempì la giberna, colmò tutte le tasche e disse al suo compagno: "Prendine anche tu!". Lo zar rispose: "No fratello, non ne ho bisogno; anche senza questo denaro il nostro zar è comunque molto ricco, e se lui è ricco, lo saremo anche noi" "Bè, come vuoi" disse il soldato e lo condusse fuori del bosco fino a una grande strada. "Se continui su questa strada" disse "fra un ora arriverai in città" "Addio" disse lo zar "e grazie per il servigio. Se verrai a trovarmi farò di te un uomo felice" "Storie! Io sono un disonore e se mi mostro in città mi acchiappano subito" "Non pensarlo neppure, soldato! Il sovrano mi vuole bene e se metto una buona parola e gli racconto il tuo coraggio, egli non solo ti perdonerà, ma ti darà anche una ricompensa." "E dove ti potrò trovare?" "Vieni direttamente alla reggia." "Va bene, domani verrò".
Lo zar si congedò dal soldato e s'incamminò per la strada maestra, arrivò alla capitale e senza perdere tempo, diede ordine a tutti i corpi di guardia e alle sentinelle che presidiavano le porte della città di stare all'erta: non appena fosse comparso un certo soldato, dovevano presentargli le armi e accoglierlo con tutti gli onori, come se fosse un generale. L'indomani non appena il soldato comparve alle porte della città, subito tutte le sentinelle corsero fuori a fare il Presentat arm. Il soldato si meravigliò: "Cosa significa mai?" e domandò: "A chi presentate le armi?" "A te, soldato!" Egli trasse fuori dalla giberna una manciata d'oro e la diede alla sentinella, per la vodka. Lungo il cammino, tutte le sentinelle gli presentavano le armi. "Un bel chiacchierone davvero, quel servo dello zar!" pensò. "Ha già detto a tutti che sono pieno di soldi." Giunto alla reggia, dove erano già schierati i soldati, il sovrano lo accolse indossando gli stessi abiti con cui era andato a caccia. Solo allora il soldato capì con chi aveva trascorso la notte nel bosco e si spaventò terribilmente: "Questo è lo zar e io l'ho picchiato con la baionetta, come se fosse stato mio fratello!" pensò. Ma lo zar lo prese per mano e lo ringraziò davanti a tutto l'esercito per averlo salvato e lo promosse generale, mentre suo fratello venne retrocesso a soldato semplice: non bisogna mai rinnegare la propria famiglia e il proprio sangue!
Note lessicali
*contadino russo