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Huang e il genio del tuono
Il giovane Huang era buono e generoso, tanto generoso che tutti, nel
villaggio, tessevano le sue lodi. Questo a Huang non faceva molto
piacere, perché, oltre a tutte le altre virtù,
aveva anche quella della modestia, perciò cercava di
beneficare il prossimo di nascosto, ma la cosa veniva a risapersi lo
stesso.
Un giorno il suo amico Sia morì, lasciando sei piccoli
fratelli e la vecchia madre. I poveretti non avevano più
nessuno al mondo che si prendesse cura di loro, perché i
ragazzi erano ancora troppo piccoli per lavorare, e la madre troppo
vecchia.
Senza pensarci due volte, Huang decise di provvedere all'infelice
famiglia e comprò cibo e vestiti per tutti, provvedendo
anche alle altre necessità della casa. Ma sette bocche
costano molto, e in poco tempo il giovane vide sfumare tutte le sue
ricchezze e si trovò ridotto in miseria.
- Non posso andare avanti così - pensò un giorno.
- Sono sempre stato uno studioso, e non so far altro che scartabellare
dei libri. Nessuno mi prenderebbe a lavorare, perché non so
far niente; non mi resta che dedicarmi al commercio.
Allora ripose libri, pennelli, carta di seta, e sebbene il cuore gli
dolesse nel rinunciare così a tutto ciò che lo
aveva appassionato fino a quel giorno, si dette d'attorno per negoziare
in mercanzie.
Tutti cercarono di aiutarlo nel villaggio, perché avevano
capito quando fosse stato un grande il suo sacrificio; e ben presto il
giovane Huang incominciò a far fortuna e, da povero
letterato che era divenne un ricco mercante.
Un giorno, tornando da Nanchino, si fermò in una locanda per
riposare. Ordinò una tazza di tè e stava
sorbendola, quando vide entrare nella locanda un uomo altissimo e
magro, tanto magro che sembrava proprio uno scheletro rivestito di
pelle.
L'uomo sedette in disparte e rimase silenzioso stringendosi la testa
fra le mani. Pieno di compassione, Huang si alzò e gli si
avvicinò. - Vi sentite male signore? - chiese. Ma l'atro
scosse la testa e non rispose.
Allora il giovane mercante si guardò intorno, e visto sopra
un tavolinetto un piatto pieno di riso e di altre vivande, lo prese e
lo posò davanti allo sconosciuto. L'altro si
gettò sul cibo con incredibile avidità, e in un
baleno aveva divorato ogni cosa.
- Ancora, amico mio? - domandò Huang.
E senza aspettare risposta ordinò un pranzo completo per due
persone. Lo sconosciuto non si fece pregare e spolverò tutto
in un batter d'occhio. Quando ebbe vuotato tutti i piatti, si
alzò e si inchinò profondamente davanti a Huang.
- Erano tre anni che non saziavo il mio appetito in questo modo! -
esclamò.
Huang lo guardò con stupore.
- Vorreste dirmi come vi chiamate e dove abitate? - domandò.
- Non posso rivelarvi il mio nome - rispose lo strano viaggiatore. - e
in quando alla mia abitazione, sappiate che non ne ho.
Huang non fece altre domande, poiché comprese che lo
sconosciuto non gli avrebbe detto di più; ma essendosi ormai
riposato ordinò ai servi di preparare i bagagli per il
viaggio. Quando fu sul punto di ripartire, vide con sorpresa che l'uomo
magro si preparava a partire insieme con lui.
- Signore, - gli disse con gentilezza - voi non potete venire con me.
- Amico mio, voi siete in grave pericolo, - rispose lo sconosciuto - e
io non posso dimenticare il bene che mi avete fatto.
Huang lo tempestò di domande, ma lo straniero non
aprì più bocca; allora si rimise in viaggio
rassegnato ad avere l'altro come compagno. Si fermarono una seconda
volta per mangiare, e Huang ordinò un pranzo abbondantissimo
ma lo straniero scosse la testa.
- Io mangio soltanto una volta all'anno - dichiarò - Non vi
preoccupate per me.
Sempre più meravigliato, Huang fu persuaso che l'uomo non
poteva essere che un genio, e lo trattò con gentilezza anche
maggiore. Infine venne il momento di percorrere un lungo tratto di
fiume sopra una giunca, ma erano appena imbarcati, che si
scatenò una violenta tempesta, con un vento così
forte e onde tanto alte che la giunca si capovolse e tutti i passerei
furono scaraventati nell'acqua.
Molti di essi affogarono, e sarebbe forse annegato anche Huang, se lo
straniero non se lo fosse caricato sopra le spalle, nuotando poi fino a
una giunca che, miracolosamente, non si era rovesciata.
Nel frattempo il vento si calmò, e anche le acque
ritornarono tranquille; ma tutte le mercanzie erano cadute nel fiume
durante il naufragio, e Huang, sebbene fosse salvo, ormai era ridotto
povero in canna. Salì a bordo angosciato, pensando con
rammarico a tutte le sue mercanzie perdute, quando vide lo sconosciuto
salire sul bordo dell'imbarcazione e gettarsi nel fiume a testa in
giù.
Scomparve fra le acque, e riemerse poco dopo reggendo fra le braccia
una parte dei bagagli di Huang. Li lasciò sul ponte e si
tuffò di nuovo. Così a poco a poco Huang si
trovò in possesso di tutti i suoi beni. Infine lo straniero
risalì a bordo.
- Non so proprio come ringraziarvi - esclamò Huang commosso
e ancora stupefatto.
- Ho soltanto saldato il mio debito, -rispose lo straniero - e adesso
posso lasciarvi. - Oh, no! - supplicò Huang. - Rimanete con
me e termineremo insieme il viaggio! Sembrava che l'uomo non chiedesse
di meglio; subito aiutò Huang a contare e riordinare i
bagagli e domandò: - Manca nulla? - Soltanto uno spillone
d'oro - rispose il giovane mercante.
L'uomo si tuffò subito e poco dopo riapparve stringendo in
mano lo spillone. Huang, più che mai sbalordito, non sapeva
come dimostrare la propria riconoscenza allo straniero. Infine
pregò: - Se non sapete dove andare, venite a casa mia e
vivete con me. L'uomo accetto e, giunti al termine del viaggio, si
sistemarono insieme nella casa di Huang.
Quando furono passati dodici mesi dal giorno del loro incontro, Huang
fece preparare un banchetto abbondantissimo e prelibato,
poiché ricordava che lo straniero mangiava soltanto una
volta all'anno. Ordinò per cento persone, ma l'uomo
divorò tutto in un baleno. Quando ebbe finito, si
inchinò ancora profondamente davanti a Huang, e lo
ringraziò con affetto.
- Non ho mai conosciuto un uomo come voi - gli disse. - Voi pensate
sempre al bene degli altri, e mai al vostro!
Huang si sentì tutto confuso, perché non gli
sembrava di meritare quegli elogi, ma l'uomo proseguì:
- Tra poco dovrò lasciarvi, e questa volta per sempre.
Sappiate che io sono il Genio del Tuono, e fui condannato a errare per
cinque anni sulla terra.
Udendo questo Huang si sentì tutto confuso,
perché non gli sembrava di meritare quegli elogi, ma l'uomo
proseguì: - Esprimete qualsiasi desiderio, e io lo
esaudirò. In quel momento il cielo si coperse di nubi, e si
sentì il rombo del tuono. Allora Huang ebbe un idea. -
Vorrei fare una passeggiata fra le nuvole.
Il Genio del Tuono si mise a ridere, e rideva ancora quando Huang si
trovò seduto sopra una nuvola che viaggiava dolcemente nello
spazio infinito. Sulle prime ebbe una gran paura, ma poi
alzò gli occhi e vide nella volta celeste una miriade di
stelle splendenti come gemme in un diadema.
Protese la mano, e la stella più vicina gli cadde nella
manica. Poi, guardandosi intorno, vide venire un carro dorato, chiuso
da cortine di seta grigia e trascinato da due draghi che galoppavano
sollevando e abbassando il dorso. Le loro code ondeggianti facevano il
rumore che produce una frusta sopra un piatto di bronzo.
Attraverso le cortine si scorgeva dentro il carro una fata bellissima
che aveva vicino un grosso tino pieno d'acqua. Dietro il carro venivano
molte persone, e fra esse, c'era il Genio del Tuono. Questi si
avvicinò a Huang e lo prese per mano sorridendo; poi lo
condusse verso il carro.
- Questa è la Fata della Pioggia - disse. - In questo
momento è molto adirata con gli uomini e ha deciso di non
lasciare più cadere sulla terra una goccia d'acqua,
condannando così le campagne a una tremenda
siccità.
Poi il Genio del Tuono si inchinò alla fata e disse,
indicando Huang: - Questo giovane è un mio amico.
La Fata abbassò la testa sorridendo graziosamente, e
indicò a Huang alcune secchie di rame che stavano appese
intorno al carro. Il giovane ne prese una, poi si rivolse al Genio per
avere spiegazioni.
L'uomo fece un gesto, e improvvisa mente le nuvole si squarciarono;
Huang poté vedere il suo villaggio e le campagne intorno,
arse per la siccità. Allora capì ciò
che doveva fare: immerse la secchia nel tino, senza che la Fata si
opponesse, lasciò cadere l'acqua nello squarcio delle nuvole
e ripeté quel gesto alcune volte. Alla fine il Genio disse:
- Adesso dovete ritornare sulla terra. Dietro il carro pende una corda;
afferratevi a quella e non abbiate paura.
Veramente Huang aveva moltissima paura; ma quando si accorse che tutti
ridevano intorno a lui, si fece coraggio, afferrò la corda
con le due mani e si lasciò scivolare, un attimo dopo si
trovò nella sua stanza, come se nulla fosse accaduto. Ma il
suo amico non c'era più. Allora uscì di casa, e
vide che nel villaggio tutti erano allegri e festosi!
- Finalmente! - gli gridò un amico ridendo felice. - La
campagna moriva di sete, ma oggi è venuta la pioggia e il
nostro raccolto è salvo.
Nessuno, naturalmente, sospettava che quella pioggia era dovuta a
Huang, e il giovane si guardò bene dal raccontare a
chicchessia la sua straordinaria avventura.
Alla sera, mentre si spogliava per andare a letto, vide una pietra
scura scivolargli fuori dalla manica. Allora si ricordò
della piccola stella che aveva staccata dalla volta celeste. Era spenta
e fredda, ma decise di tenerla come ricordo; perciò la
posò sul tavolino e andò a dormire. Ma durante la
notte qualche cosa lo risvegliò. La stella, sul tavolo,
brillava di una luce vivissima, e tutta la casa ne era illuminata.
Stupefatto, Huang si avvicinò,ma accadde un altro prodigio:
la stella parve ingrandire e trasformarsi, e infine divenne una giovane
e bellissima fanciulla che gli sorrideva dolcemente.
- Mio signore - disse con voce che sembrava una musica, - io mi chiamo
Ferma-Nuvole, e il Genio del Tuono mi ha mandata da voi
perché io sia la vostra sposa.
Huang non riusciva a riaversi, tanta era la commozione e la gioia; ma
infime ritrovò la voce, e chiamati i servi,
comandò che fosse preparato quando occorreva per la
cerimonia delle nozze.
Il giorno dopo amici e parenti accorsero a festeggiare la giovane
coppia, e fu imbandito un sontuoso banchetto. Mentre gli sposi si
scambiavano la promessa, si sentì un forte rombo di tuono e
cadde una pioggia leggera, fresca come la rugiada, lucente come
diamanti. Erano i Geni delle Nuvole che mandavano i loro doni agli
sposi.
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