Fiabe Popolari Russe - Afanasiev: La Baba-Jaga (Baba Jaga) (due storie)
tratta dalla raccolta: «Antiche fiabe russe»
Prima Fiaba
C'erano un tempo un uomo e una donna. L'uomo rimase vedovo e sposò un'altra donna; ma dalla prima moglie aveva avuto una figlia. La cattiva matrigna non voleva bene alla figliastra, la batteva e pensava come poteva fare per liberarsene del tutto.
Un giorno il padre partì, e la matrigna disse alla bambina: "Và da tua zia, mia sorella, e chiedile ago e filo, per cucirti una camicetta". Ma questa zia era una «baba jaga», «gamba d'osso.» Però la bambina non era stupida, e andò prima da un'altra zia, sorella della sua vera madre. "Buongiorno, zietta!" "Buongiorno, cara! Qual buon vento ti porta?" "La mia matrigna mi ha detto di andare da sua sorella a chiedere ago e filo, per cucirmi una camicetta." La zia le disse: "Nipotina mia, là dove andrai ci sarà una betulla che vorrà graffiarti sugli occhi: tu legala con un nastrino; ci sarà un portone che cigolerà e vorrà sbatterti in faccia: tu versagli un pò d'olio sui cardini, ci saranno dei cani che vorranno morderti: tu getta loro del pane; e un gatto vorrà cavarti gli occhi: tu dagli un pò di prosciutto".
La bambina andò: eccola che cammina, cammina e finalmente arriva. C'era una capanna; dentro, la «baba jaga», «gamba d'osso», seduta, fila. "Buongiorno, zietta!" "Buongiorno, carina!" "Mi ha mandato da te la mamma a chiederti ago e filo, per cucirmi una camicetta." "Benissimo, intanto, mettiti a filare." Ecco che la bambina si siede al telaio, mentre la baba jaga esce e dice alla sua aiutante: "Và, scalda il bagno e lava la mia nipotina, ma bada di farlo per benino: me la voglio mangiare per colazione". La bambina se ne resta seduta più morta che viva, tutta spaventata, e prega l'aiutante: "Non accendere più legna dell'acqua che versi, e l'acqua portala con un setaccio", e le regalò un fazzoletto. La baba jaga aspetta; poi va alla finestra e domanda: "Stai filando, nipotina, stai filando mia piccina?" "Sto filando, cara zia, sto filando". La baba jaga si allontanò e la bambina diede il prosciutto al gatto e gli chiese: "Non si può fuggire di qui in qualche modo?" "Eccoti un pettinino e un asciugamano" dice il gatto, "prendili e scappa; la baba jaga ti inseguirà, ma tu poggia l'orecchio a terra e appena senti che s'avvicina, getta via prima l'asciugamano: nascerà un fiume, largo largo; se la baba jaga riuscirà ad attraversarlo e ricomincerà ad inseguirti, tu poggia di nuovo l'orecchio al suolo e, quando senti che s' avvicina, getta il pettinino: nascerà un bosco, fitto fitto; quello non potrà oltrepassarlo davvero!"
La bambina prese l'asciugamano e il pettinino e fuggì: i cani la volevano sbranare, ma essa gettò loro il pane, e quelli la lasciarono passare; il portone voleva sbattere e chiudersi, ma essa gli versò un pò d'olio sui cardini, e quello la lasciò passare; la betulla voleva strapparle gli occhi, ma la bambina la legò con un nastrino, e quella la lasciò andare.
Intanto il gatto siede al telaio e fila: ma, più che filare, fa un gran pasticcio! La baba jaga si avvicina alla finestra e domanda: "Stai filando, nipotina, stai filando, mia piccina?" "Sto filando, cara zia, sto filando!" risponde brusco il gatto. La baba jaga si precipita nella capanna, vede che la bambina è fuggita e giù botte al gatto! Lo sgrida perché non ha graffiato la bambina sugli occhi. "È tanto tempo che ti servo" risponde il gatto, "e non mi hai mai dato nemmeno un ossicino; lei invece mi ha dato un pezzo di prosciutto!" La baba jaga si scagliò contro i cani, il portone la betulla e l'aiutante, e giù a picchiare e a sgridare tutti! I cani le dicono: "Ti serviamo da tanto tempo e non ci hai mai dato neppure una crosta bruciacchiata; lei invece ci ha dato il pane!". La betulla dice: "È tanto che ti servo, e non mi hai legata neppure con un filo; lei invece mi ha ornata con un nastrino". L'aiutante dice: "Ti ho servita per tanto tempo, e tu non mi hai regalato nemmeno uno straccio; lei, invece, mi ha regalato un fazzoletto".
La baba jaga gamba d'osso balzò rapidamente a cavallo del mortaio, lo incitò col pestello, lo guidò con la scopa e si gettò all'inseguimento della bambina. La bambina poggia l'orecchio a terra e sente che la baba jaga l'insegue e s'avvicina, prende l'asciugamano e lo butta via: nasce un fiume largo largo! La baba jaga arriva al fiume e per la rabbia digrigna i denti, torna a casa, prende i suoi buoi e li sospinge verso il fiume: i buoi se lo bevono tutto. La baba jaga si lanciò di nuovo all'inseguimento. La bambina poggiò l'orecchio al suolo, sentì che la baba jaga era vicina, e gettò il pettinino; nacque un bosco, fitto da far paura! La baba jaga cominciò a rosicchiarlo, ma, per quanto facesse, non riuscì a rosicchiarlo tutto e tornò indietro.
Intanto il padre era tornato a casa e aveva chiesto: "Dov'è mia figlia?" "È andata dalla zia" aveva risposto la matrigna. Un pò più tardi torna a casa anche la bambina. "Dove sei stata?" le chiede il padre. "Ah, piccolo padre!" dice lei, "Così e così, la mamma mi ha mandato dalla zia a chiedere ago e filo, per cucirmi una camicetta, ma la zia è una baba jaga e voleva mangiarmi." "Come hai fatto a scappare, figlia mia?" "Così e così", racconta la bambina. Il padre quando ebbe saputo tutto, si arrabbiò con la moglie e le sparò col fucile. Da quel giorno visse con la figlia, felice e contento;
a far baldoria con loro anch'io son stato,
molto idromele ho bevuto;
ma sui baffi m'è colato,
nella bocca nulla è andato!
Seconda Fiaba
C'erano una volta un marito e una moglie, ed ebbero una figlia; ma la moglie morì. Il contadino si risposò, e nacque un'altra figlia. Però la seconda moglie non amava la figliastra, e rendeva la vita impossibile alla povera orfanella. Pensa e ripensa, il nostro contadino portò la figlia nel bosco. Cammina per il bosco, guarda, e vedono un' «izba*» con le zampe di gallina. Ecco che il contadino dice: "Izba, Izba! Volgi il dorso alla foresta e guardami". L'Izba si voltò. Il contadino entra nell'Izba e dentro trovano la baba jaga: prima la testa, in un angolo un piede, nell'altro, l'altro piede. "Sento odor di russo!" dice la "baba-jaga". Il contadino s'inchina: "Baba-jaga gamba d'osso! Ti ho portato mia figlia a servizio". "Benissimo! Servimi, servimi", dice la baba jaga alla fanciulla "ed io ti ricompenserò". Il padre si accomiatò e tornò a casa.
La baba jaga diede alla fanciulla un mucchio di roba da filare, e la stufa da accendere, e da provvedere a tutto, e poi se ne andò. La fanciulla si appoggia alla stufa e piange amaramente. Accorrono dei topolini e le dicono: "Ragazza; ragazza, perché piangi? Dacci la polentina, e noi ti diremo una bella cosina". La fanciulla diede la polentina. "Ecco" dicono, "tu infila un filo per ogni fuso". Tornò la baba jaga: "Beh" dice, "hai provveduto a tutto?". La ragazza ha tutto pronto. "Bene, adesso và, preparami il bagno." La baba jaga lodò la fanciulla e le regalò un sacco di cose. Poi uscì di nuovo e le lasciò degli incarichi ancora più difficili. La fanciulla pianse di nuovo. Arrivarono i topolini: "Perché piangi?" chiesero, "bella ragazza? Dacci la polentina, e noi ti diremo una bella cosina". Essa diede loro la polentina, e i topi le insegnarono di nuovo che cosa doveva fare e come. La baba jaga, tornata che fu, la lodò un'altra volta e le fece dei regali ancora più belli...
Ma la matrigna intanto manda il marito a vedere se la figlia fosse ancora viva. Il contadino andò, arrivò e vide che la figlia era diventata ricca, anzi, ricchissima. La baba jaga non era in casa, ed egli portò via la figlia con sé. Mentre si avvicinarono al loro villaggio, a casa il cagnolino abbaiò: "Bu, bu, bu! Arriva la padroncina, arriva la padroncina!" La matrigna corse fuori, e picchiò il cane col matterello. "Bugiardo," lo sgrida "faresti meglio a dire: sento il rumore delle sue ossa nella cassettina!" Ma il cane continuò tale e quale. Arrivarono padre e figlia. La matrigna non diede pace al marito, perché portasse dalla "baba-jaga" anche l'altra figlia. Tanto disse e tanto fece che alla fine il contadino gliela portò.
La baba jaga lasciò anche a lei il lavoro e uscì. La ragazza era fuori di sé per la stizza e pianse. Accorsero i topolini. "Ragazza, ragazza, perché piangi?" chiesero. Ma lei non li fece neppure finire, e giù botte, col matterello e col resto; con loro si diede un gran daffare, ma, quanto al resto, non fece un bel nulla! Arrivò la baba jaga, si arrabbiò tantissimo.
La volta dopo, stessa cosa: allora la baba jaga se la mangiò, e mise le ossa in una cassettina. A questo punto la madre mandò il marito a cercare la figlia. Il padre andò, ma riportò solo gli ossicini. Quando s'avvicinò al villaggio, il cagnolino, davanti alla casa, abbaia di nuovo: "Bu, bu, bu! Sento il rumore delle ossa nella cassettina!" Arrivò il marito; la moglie stramazzò, morta.
Eccoti una storiella, e a me una ciambella.
Note lessicali:
*capanna