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Storia di Ala ed-Din figlio di Shams ed-Din
(I parte)
Ho sentito narrare, o re fortunato, che c'era una volta in Egitto un
venerabile mercante rispettato da tutti per la sua onestà,
per la sua cortesia e serietà, per le sue ricchezze e
perché possedeva schiavi e schiave in quantità.
Un giorno, che era di venerdì, prima di recarsi alla moschea
per la preghiera, andò al bagno pubblico a fare le abluzioni
prescritte dalla legge, quindi si recò dal barbiere e prese
lo specchio e, dopo aver pronunciato la formula di rito
acciocché la vanità non s'impadronisse del suo
cuore, si guardò nello specchio dove era riflessa la sua
faccia e purtroppo vide che la barba era tutta cosparsa di peli
bianchi. Allora pensò: " La barba che incanutisce
è segno di vecchiaia, e la vecchiaia è messaggera
della morte. " E con questi tristi pensieri tornò a casa
dove la moglie, che lo attendeva, si era fatta bella per accoglierlo
lietamente. "Felicità a te," gli disse quando il mercante
entrò da lei. " Che felicità può
esserci per me? " rispose il marito. " Qual è la causa di
tanta pena, e perché ti addolori cosi? " chiese la moglie. "
Tu sola sei la causa della mia pena, " rispose il marito. " E come mai?
" chiesa la moglie. " Sappi, o donna, che quando mi reco al suk vedo
gli altri mercanti seduti nelle loro botteghe con accanto chi uno, chi
due, chi tre o quattro figli. A me solo è negata questa
consolazione. Perciò prego Allah, il quale tolse la vita ai
miei padri, di fissarmi una morte che ponga fine a tante pene. " "
Mangia e non pensarci, " gli disse la moglie. " No, per Allah, non
voglio né mangiare né bere né prendere
cosa alcuna dalle tue mani, perché la colpa della nostra
sterilità è tua. La prima notte che giacqui con
te mi facesti promettere che non avrei preso altre mogli né
concubine, ma ecco che tu sei rimasta sterile, eppure non mi hai
liberato dal mio giuramento! In verità fecondare te
è come voler fecondare una roccia! " " Il nome di Allah sia
su di me! " lo rimbeccò la moglie. " La verità
è che il tuo seme è freddo e senza consistenza. "
" E se anche ciò fosse, che cosa dovrei fare? " chiese il
marito. " Va' dagli speziali, " rispose la moglie, " e chiedi un
medicamento per riscaldare il seme e renderlo più denso. " .
Il giorno dopo, di buon mattino, Shams ed-Din si recò al
mercato, entrò da uno speziale, lo salutò e
quello gli restituì il saluto; quindi Shams ed-Din gli
chiese: " Hai un farmaco che renda più caldo e
più consistente il seme dell'uomo? " Lo speziale non seppe
che cosa rispondere a questa richiesta insolita, così si
limitò a dire: " Ne avevo ma l'ho finito. Prova dallo
speziale qui accanto. " Inutilmente Shams ed-Din fece il giro di tutti
gli speziali del mercato, i quali si ridevano di lui. Tornò
allora nella sua bottega e si sedette triste e sfiduciato, quand'ecco
vide fermarsi davanti a lui il capo dei sensali del mercato, un
mangiatore di hashìsh, un ubriacone, un consumatore d'oppio,
insomma un uomo dedito alla crapula che si chiamava lo sceicco Muhammad
Samsam. Costui aveva l'abitudine di recarsi tutti i giorni a salutare
Shams ed-Din, e così fece anche quel giorno, ma il mercante
gli rispose di cattivo umore. " Signore, " disse Muhammad Samsam, "
perché sei di cattivo umore? " Il mercante gli
raccontò allora quale fosse il suo cruccio e come quella
mattina avesse girato tutto il mercato per cercare una droga che
facesse al caso suo, ma senza riuscirvi. Allora il capo dei sensali gli
disse: " Che cosa diresti se io avessi il rimedio che cerchi?" E Shams
ed-Din rispose: " Sappi, Muhammad Samsarn, " rispose Shams ed-Din, "
che se riuscirai a tanto farò di te un uomo ricco. " " Per
adesso dammi un dinar, " disse Muhammad Samsam, " e quella ciotola di
porcellana. " " Eccoti due dinar, " disse Shams ed-Din consegnandogli
due monete d'oro e la ciotola di porcellana.
Dopo di che Muhammad Samsam si recò al mercato ad acquistare
gli ingredienti che gli occorrevano. Comperò due once di
cubebe cinese, un'oncia di olio di lino, cannella, chiodi di garofano,
un'oncia di cinnamomo rosso di Screndib, cardamomo bianco di Malabar,
zenzero indiano, pepe bianco e una mezza oncia di timo di montagna.
Mescolò il tutto dopo averlo passato al setaccio, vi
unì del miele puro e fece una pasta ben liscia, alla quale
aggiunse cinque grani di muschio e un'oncia dì uova di pesce
pulite. Vi aggiunse ancora un po' di giulebbe all'acqua di rose e mise
il tutto nella ciotola di porcellana. Si recò subito da
Shams ed-Din e gli diede la ciotola dicendo: " Mangia questa pasta due
ore prima del contatto carnale. Bisognerà però
che tu mangi esclusivamente questi cibi: piccioni arrosto molto
drogati, pesci maschi con tutto il latte e testicoli di montone appena
arrostiti."
Shams ed-Din si recò subito a casa, seguì
scrupolosamente la dieta che gli aveva prescritto Muhammad Samsam,
mangiò la pasta e senti che il sangue gli si riscaldava
nelle vene; si accoppiò allora con la moglie con tanto
vigore che questa rimase incinta di lui e dopo nove mesi le vennero le
doglie e si sgravò di un bambino bello come la luna, sul
capo del quale la levatrice invocò i nomi di Allah, di
Muhammad e di Alì. Poi lavò il bambino, lo
fasciò e lo diede alla madre che se' lo attaccò
al petto e lo allattò. La levatrice rimase ancora tre giorni
finchè non fu preparato il dolce da dare alle vicine.
Al settimo giorno venne sparso il sale per terra contro il malocchio e
il mercante entrò dalla moglie per congratularsi e le
chiese: " Dov'è il dono di Allah? " La moglie allora gli
porse il neonato che era di straordinaria bellezza, grosso come se,
avesse avuto un anno e con dei nei sulle guance. Sbams ed-Din chiese
alla moglie: " Come lo chiamerai? " e la moglie rispose: " Se fosse
stato una femmina le avrei dato io un nome, ma siccome è
maschio tocca a te scegliergli il nome. " Allora il mercante disse alla
moglie: " Lo chiameremo Alà ed-Din dai molti nei. " Il
bambino fu allattato da diverse balie, crebbe forte e bello,
cominciò a camminare e fu l'ammirazione di tutte le donne e
le fanciulle che lo vedevano. Allora i genitori, temendo per lui il
malocchio, lo rinchiusero in un sotterraneo della casa, e gli
assegnarono una schiava e uno schiavo. La schiava gli faceva da
mangiare e lo schiavo glielo portava. Quando ebbe raggiunto
l'età, gli vennero dati anche dei maestri, che gli
insegnarono la scrittura, il Corano ed altre scienze, così
che crebbe non solo bello e forte, ma anche istruito.
Ora accadde che un giorno lo schiavo, il quale gli portava da mangiare,
dimenticò di chiudere la porta del sotterraneo,
così che Alà ed-Din ne uscì ed
entrò negli appartamenti della madre, la quale stava
ricevendo alcune nobili signore della città. Costoro, quando
videro entrare quel bellissimo giovane sconosciuto, si coprirono
immediatamente il viso e rimproverarono la moglie di Shams ed-Din: "
Per Allah, come puoi fare entrare nelle tue stanze questo giovane
straniero? Non sai forse che il pudore è prescritto dalla
legge? " Allora la madre di Alà ed-Din rispose: " Invocate
il nome di Allah! Questo giovane è mio figlio, frutto delle
mie viscere e figlio del capo dei mercanti Shams ed-Din. Invocate il
nome di Allah, o mie ospiti! "
Le sue ospiti dissero allora: " Come mai questo figlio? Da dove
è uscito fuori, se non te ne abbiamo mai sentito parlare? "
Allora la moglie di Sliams ed-Din spiegò che il padre del
ragazzo, per timore del malocchio, aveva deciso di farlo crescere in un
sotterraneo della casa e di farlo uscire solo quando gli fosse spuntata
la barba. Mentre le signore si rallegravano con la madre di
Alà ed-Din, il ragazzo vide degli schiavi che conducevano
una mula nel cortile della casa. Allora chiese alla madre: " Di chi
è quella mula? " E la madre gli rispose: " Di tuo padre. "
Allora Alà ed-Din chiese: " E che cosa fa mio padre? " E la
madre gli rispose: " Sappi, figlio mio, che tuo padre è
mercante e capo di tutti i mercanti. E per darti un'idea di quanto sia
ricco ed importante ti dirò che la gente si rivolge
direttamente a lui solo per affari di mille dinar e più,
chè se un affare vale anche solo qualcosa meno di mille
dinar lo trattano i suoi schiavi e nessuno lo disturba. E sappi che non
partono e non arrivano merci in questa città senza che tuo
padre ne sia informato. Allah ha accordato a tuo padre, figlio mio,
ricchezze incalcolabili. " Alà ed-Din disse: " Sia lodato
Allah che mi ha fatto figlio del capo dei mercanti. Ma
perché mi avete fatto crescere chiuso in quel sotterraneo? "
La madre gli spiegò che avevano deciso così per
sottrarlo al malocchio; allora Alà ed-Din disse: " A
ciò che è decretato non ci si può
sottrarre! Colui che ha preso il nonno prenderà anche il
padre. Mio padre oggi è vivo, ma domani potrebbe non
esserci. E allora, quando io -mi presenterò ai mercanti del
suk e dirò: < Sono Alà ed-Din, figlio del
mercante, Shams ed-Din >, nessuno mi crederà
perché nessuno mi avrà mai veduto in bottega
accanto a mio padre; e gli anziani diranno: < Costui
è un impostore, perché non abbiamo mai saputo che
Shams ed-Din avesse un figlio. > E lo stato si
prenderà tutte le ricchezze di mio padre. Perciò
bisogna, o madre, che io vada nel suk con mio padre, e che sieda nella
bottega accanto a lui, e che tutti mi vedano e che mio padre dica:
< Costui è Alà ed-Din il mio figliolo.
> " ." Figlio mio, " rispose la madre, " lo dirò a
tuo padre."
Così quando Shams ed-Din tornò a casa la moglie
gli parlò ed egli si persuase, e chiamato Alà
ed-Din gli disse: " Figliolo mio, se Allah lo vuole, domani ti
porterò con me al mercato, ma ricordati che per stare a
bottega occorrerà che tu metta a frutto tutti gli
insegnamenti che hai ricevuto fin qui."
La mattina dopo, infatti, Shains ed-Din fece indossare al figlio abiti
ricchissimi, quindi montò sulla mula, fece salire il figlio
dietro di sé e si avviò verso il mercato. E
mentre passavano per le strade la gente guardava il capo dei mercanti
Shams ed-Din ma soprattutto il bellissimo giovane che cavalcava dietro
di lui, e tutti dicevano: " Chi è quel bel giovane che
cavalca dietro il capo dei mercanti? Non l'abbiamo mai visto. Avevamo
una buona opinione di Shams ed-Din, e invece vediamo che si
è messo a frequentare i giovanetti. Quel vecchio
è diventato come il porro: bianco di fuori, verde di dentro.
" E i mercanti del suk, quando la notizia si sparse, cominciarono a
dire: " Non vogliamo più avere per nostro capo questo
vecchio vizioso."
Nel suk c'era questa abitudine: che tutte le mattine i negozianti si
recavano davanti alla bottega del capo dei mercanti, gli recitavano il
primo capitolo del Corano e gli rendevano omaggio. Orbene, quella
mattina Shams ed-Din si sedette a bottega e attese che i mercanti
venissero a recitargli la fàtiha. Ma nessuno si fece vedere.
Allora Shams edDin chiamò il capo dei sensali, quel Muhammad
Samsam, e gli chiese: " Come mai nessuno dei mercanti è
venuto come al solito? " E Muhammad Samsam rispose: " Io non sono un
tipo pettegolo. Sappi però che i mercanti non ti vogliono
più per loro capo. >" Come mai? " chiese Shams
ed-Din. Ma, invece di rispondere, Muhammad Samsam gli chiese: " Chi
è questo giovane che ti siede accanto e che sembra la luna
nella quattordicesima notte? E', forse un tuo schiavo o un parente di
tua moglie? Noi temiamo che tu ti sia invaghito di lui e che la
passione per questo bel giovanetto ti abbia accecato. " " Taci "
gridò Shams ed Din " o tu che sei il più abbietto
degli uomini! Costui è mio figlio! " " E da quando in qua tu
hai un figlio? " chiese Muhammad Samsam. " Oh, mangiatore di
hashìsh, " disse Shains ed-Din, " a forza di prendere droghe
la tua memoria si è indebolita. Non ricordi che una volta tu
mi desti una pasta per rendere più caldo e più
consistente il mio seme? Ebbene, mia moglie rimase incinta e mi diede
questo figlio che, per timore del malocchio, io ho allevato in un
sotterraneo della mia casa. Ma oggi ho deciso di farlo conoscere e di
portarlo con me al mercato."
Allora Muhammad Samsam si recò dai mercanti e
spiegò loro come stavano le cose, e questi si presentarono
davanti alla bottega di Shams ed-Din, recitarono la fàtiha e
si congratularono con lui dicendogli: " Che Allah conservi il tronco e
i rami, e che i rami possano a loro volta fiorire e dare frutti
profumati. Però, o nostro capo, anche il più
povero dei mercanti, quando gli nasce un figlio, fa cucinare un dolce
di burro e miele, affinchè gli amici si rallegrino con lui e
si addolciscano il palato. Tu invece non l'hai ancora fatto. " "
giusto, " disse Shams ed-Din, " perciò vi invito tutti,
domani, nel mio giardino fuori di città. " L'indomani Shams
ed-Din fece addobbare con tappeti il padiglione del giardino,
comperò agnelli, condimenti e tutto l'occorrente per la
cucina. Poi ordinò che fossero stese due tovaglie distanti
l'una dall'altra; quindi chiamò il figlio Alà
ed-Din e gli disse: " Figlio mio, quando entrerà un uomo
anziano, vagli incontro e fallo sedere accanto a questa tovaglia; i
ragazzi imberbi, invece, li condurrai vicino a quell'altra tovaglia
laggiù. " " Padre mio, " chiese il figlio, "
perché hai fatto disporre due tovaglie, una per gli uomini
adulti e l'altra per i ragazzi? " " Figlio mio, " rispose il mercante,
" i ragazzi stanno più a loro agio se non mangiano accanto
agli uomini maturi."
Così fu fatto- Shams ed-Din faceva gli onori di casa agli
uomini adulti e il figlio accoglieva i ragazzi e li intratteneva nel
posto riservato loro. Vennero portati i cibi e tutti bevvero e
mangiarono a sazietà e cantarono e si divertirono. E finito
il banchetto gli uomini si misero a discorrere fra di loro e i ragazzi
si misero a giocare. C'era fra gli invitati un mercante di nome
Mahmùd al-Bálkhi, che fingeva di essere musulmano
ma in realtà era zoroastriano ed era un uomo depravato cui
piacevano i ragazzi. Costui scorse Alà ed-Din, lo
guardò e cominciò a sospirare e fu preso di
passione e di desiderio per lui. Allora si alzò da tavola
senza parere e si avvicinò al gruppo dei ragazzi, e
poichè Alà ed-Din si era allontanato per
soddisfare un bisogno, disse agli altri ragazzi: " Se insinuerete
nell'animo di Alà ed-Din il desiderio di viaggiare,
regalerò a ciascuno di voi un vestito nuovo."
Ed ecco che Alà ed-Din tornò in mezzo ai suoi
commensali ed uno di costoro cominciò.a dire: " Mentre non
c'eri, Alà ed-Din, stavamo parlando delle cose meravigliose
che si vedono quando si viaggia e dei guadagni che si fanno vendendo le
mercanzie a Damasco, a Baghdad e ad Aleppo. Tu, Alà ed-Din,
quali paesi hai visitato? " " lo, " rispose Alà ed-Din, "
sono stato sempre chiuso in casa e sono uscito per la prima volta ieri.
" " Ma allora' " fece un, altro, " tu non conosci il piacere dei
viaggi; è vero, i viaggi sono solo per gli uomini e non per
i ragazzini! " " Io non ho bisogno di viaggiare, " disse Alà
ed-Din. " La pace è meglio di ogni altra cosa. " Allora uno
dei ragazzi disse al vicino: " Questo Alà ed-Din
è come un pesce, che se lo levi dall'acqua muore. " E tutti
gli altri cominciarono a dirgli: " O Alà ed Din, per i figli
dei mercanti non c'è altra gloria che viaggiare, commerciare
e guadagnare denari!"
Alà ed-Din si turbò,per questi discorsi, e
poiché gli erano venute le lacrime agli occhi ed aveva il
cuore afflitto, lasciò i suoi invitati, montò
sulla mula e tornò a casa. Quando la madre lo vide
così turbato e con gli occhi pieni di lacrime: "
Cos'è che ti fa piangere, figlio mio? " gli chiese. " I
figli dei mercanti mi hanno preso in giro perché non mi sono
mai mosso di casa e mi hanno detto che per il figlio di un mercante non
c'è gloria altro che nel viaggiare. " " E tu hai voglia di
viaggiare? " gli chiese la madre. " Sì. " " Ebbene, figlio
mio, " disse la madre, " tuo padre è molto ricco, ma se non
vorrà darti lui il capitale per viaggiare lo farò
io. " Chiamò allora un servo e fece aprire un magazzino
pieno di stoffe e ordinò di preparare dieci balle di
tessuti.
Intanto il padre, non vedendo più il figlio Alà
ed-Din nel giardino, domandò ai servi dove fosse, e questi
gli dissero che era salito sulla mula ed era tornato a casa. Allora il
padre seguì il figlio, e arrivato a casa vide le balle di
stoffe e domandò che cosa fossero, e la moglie gli
spiegò ciò che era accaduto. " Figlio mio, "
disse Shams ed-Din, " che Allah ti illumini e ti distolga da questa
idea malaugurata. Non sai che cosa ha detto il Profeta, che Dio lo
benedica e gli dia pace? < Felice l'uomo che si nutre dei frutti
della sua terra e trova nel suo paese la soddisfazione della vita!
> E gli antichi dicevano: < Non intraprendere mai un
viaggio, fosse anche una gita di piacere. > Dopo quanto ti ho
detto, insisti ancora nel tuo progetto? " Allora Alà ed-Din
disse al padre: " Padre mio, non vorrei disobbedirti, ma se tu non mi
darai quanto occorre per questo viaggio io mi spoglierò dei
miei abiti, indosserò gli stracci del derviscio e
andrò in giro per il mondo a piedi. " Quando Shams ed-Din
vide che il figlio era deciso a partire, gli diede altre quaranta balle
di stoffa, oltre a quelle che gli aveva dato la madre, e
invocò su di lui la benedizione dell'Altissimo. Poi
aggiunse: " Guari Monaco mendicante musulmano. dati, figlio mio, da due
luoghi che troverai sulla tua strada, il Deserto del Leone e la Valle
dei Cani; sono due luoghi pericolosi, rifugio di certi banditi, il cui
capo è un beduino chiamato Aglàn. "
Alà ed-Din rispose: " Il bene come il male ci vengono dalla
mano di Allah!"
Poi padre e figlio si recarono al mercato e andarono a trovare lo
sceicco Kamal, capo dei cammellieri e dei mulattieri, al quale Shams
ed-Din disse: " Venerabile Kamal,-. capo dei carovanieri,
c'è qui questo mio figliolo che vuole partire. Te lo affido
e te lo raccomando come se fosse un tuo proprio figliolo. " E al figlio
disse: " Figlio mio, quando io sarò lontano, questo
sarà tuo padre in vece mia. Obbediscilo in tutto. " E venuto
il mattino Shams ed-Din diede al figlio Alà ed-Din diecimila
dinar dicendogli: " Quando sarai arrivato a Baghdad, se vedi che i
prezzi sono alti, vendi pure le tue stoffe, altrimenti spendi questi
diecimila dinar e attendi con pazienza il momento più
vantaggioso per vendere. " Dopo di che furono caricate le bestie, padre
e figlio si salutarono e la carovana partì.
Ora avvenne che quando Mahmùd al-Balkhi venne a sapere dei
preparativi della partenza, immediatamente si accinse anche lui a
partire dicendosi: " Questo ragazzo potrò possederlo
soltanto in un luogo solitario, dove nessuno verrà a
spiarmi. " Così, fin dalla prima tappa, raggiunse la
carovana di Alà ed-Din; e la sera, dopo aver chiesto al
cuoco di quest'ultimo di non preparare nulla - da mangiare,
offrì lui la cena al ragazzo e ai suoi compagni. Quando poi
furono arrivati a Damasco, dove Mahmùd al-Balkhi aveva una
casa (come pure una ne aveva al Cairo, una ad Aleppo ed una a Baghdad),
Mahmùd mandò un servo da Alà edDin per
invitarlo a casa sua. Ma Alà ed-Din disse che avrebbe dovuto
prima chiedere il parere dello sceicco Kamal ed Din, il quale sentendo
di quell'invito aggrottò la fronte e gli disse: " Figlio
mio, farai meglio a rifiutare."
Dopo un breve soggiorno a Damasco, si recarono ad Aleppo, e qui
Mahmùd al-Balkhi mandò di nuovo ad invitare
Alà ed-Din, il quale consultò ancora una volta lo
sceicco Kamal e questi ancora una volta lo consigliò di non
andare. Poi partirono anche da Aleppo, e quando furono arrivati alla
prima tappa sulla via di Baghdad, Mahmùd al-Balkhi fece
allestire un nuovo banchetto e si recò personalmente ad
invitare Alà ed-Din. Questa volta Alà ed-Din non
seppe che cosa dire ed accettò l'invito. Quando lo sceicco
Kamal lo seppe, lo rimproverò dicendogli: " È:
stata un imprudenza accettare, Alà ed-Din. Avresti dovuto
chiedere il mio parere; avresti dovuto chiedere il parere di un vecchio
come me, carico di esperienza, di cui il poeta ha detto: "
Così Alà ed-Din si recò sotto la tenda
di Mahmùd, dove trovò allestito un sontuoso
banchetto. E dopo che ebbero mangiato a sazietà e bevuto
fino a sentirsi un po' ebbri, Mahmùd si avvicinò
ad Alà ed Din, gli prese le guance fra le mani e
cercò di baciarlo. Alà ed-Din si ritrasse, ma
Mahmùd lo afferrò per la vita e lo
attirò a sé. " Si può sapere che cosa
vuoi fare? " chiese Alà ed-Din. " Vorrei solo, " rispose
Mahmùd, " spiegarti in pratica il significato di questi
versi del poeta: " E ciò detto Mahmùd si
buttò addosso ad Alà ed-Din, il quale
balzò in piedi gridando: " No, per Allah, questa
è una mercanzia che non vendo! Vergognati della tua canizie
e temi Iddio onnipotente! Mai più starò in tua
compagnia!"
Quindi Alà ed-Din si recò dallo sceicco Kamal e
gli disse: " Leviamo subito le tende e dirigiamoci verso Baghdad. Non
voglio più viaggiare in compagnia di quel Mahmùd
al-Balkhi che è un uomo corrotto. " Così levarono
le tende, camminarono per tutto il giorno e al tramonto del sole si
trovarono ad alcune miglia da Baghdad. Allora lo sceicco Kamal disse: "
Sarà meglio affrettarci e raggiungere Baghdad prima che
chiudano le porte. " " E perché mai? " chiese Alà
ed-Din. " Perché, " rispose lo sceicco Kamal, " questo luogo
è infestato di beduini che assaltano le carovane, e non
sarebbe prudente passarci la nottata. " " Sono io che comando, "
rispose Alà ed-Din, " e ti dico che non entrerò a
Baghdad di sera, ma vi entrerò solo di mattina,
così che tutti gli abitanti della città possano
vedere me e le mie mercanzie. " Così scaricarono le bestie e
si accamparono in quel luogo. A mezzanotte Alà ed-Din,
uscito dalla tenda per fare un bisogno, vide qualcosa che luccicava
nell'oscurità. Chiamò lo sceicco Kamal e gli
disse: " 0 capo della carovana,cos'è che luccica? " Quello
aguzzò la vista e capì che si trattava di lance e
spade. Ed ecco infatti che di lì a poco piombò su
di loro una masnada di beduini, capeggiati dallo sceicco
Aglàn Abu Naib, e i beduini, avvicinatisi al campo e visti i
carichi di mercanzie, gridarono: " Questa sarà una notte di
bottino! " Udendo ciò, Kamal ed-Din si fece incontro ai
predoni gridando loro: " Via di qui, cani di beduini! " Allora lo
sceicco Abu Naib lo colpì con una lancia in mezzo al petto,
e la punta dell'arma uscì dalle spalle, e lo sceicco Kamal
cadde morto davanti alla tenda. Poi i beduini piombarono sugli altri e
li trafissero allo stesso modo, mentre Alà ed-Din rimaneva
impalato dal terrore a guardare. Alla fine i beduini, che non si erano
accorti di Alà ed-Din, caricarono le balle di mercanzia
sulle bestie e si allontanarono. Ma a un certo punto il loro capo, lo
sceicco Abu Naib, chiese ai suoi uomini: " 0 arabi, questa carovana
veniva dall'Egitto o usciva da Baghdad? " Quelli gli risposero: "
Veniva dall'Egitto ed era diretta a Baghdad. " " Tornate
all'accampamento e cercate bene, " disse il capo dei predoni, "
perché credo che il proprietario di tutta questa mercanzia
non sia ancora morto. " Frattanto, Alà ed-Din, temendo che i
ricchi abiti che aveva addosso potessero tradirlo, li aveva gettati via
rimanendo in camicia e mutande. Poi si era sporcate le vesti con il
sangue dei morti e si era nascosto fra i cadaveri. Ma ecco che i
beduini tornarono e cominciarono a frugare fra i morti e a trafiggerli
con le lance e a colpirli con le spade. Giunti vicino al punto dove si
trovava disteso Alà ed-Din, uno di essi gridò: "
Tu fai il morto, ma ora io ti ammazzerò sul serio! " Allora
Alà ed-Din esclamò: " Non v'è forza
né potenza se non in nome di Allah! " E la lancia del
beduino fu deviata e colpì nuovamente il cadavere dello
sceicco Kamal ed-Din. E appena i predoni si furono allontanati
Alà ed-Din si alzò in piedi e si mise a correre.
Ma il capo dei beduini, Abu Na'ib, lo vide e disse: " Arabi, ho visto
qualcosa che si muove laggiù! " Uno dei beduini si
alzò sulla sella e vide Alà ed-Din che correva.
Allora spronò il cavallo e lo inseguì Correndo a
perdifiato, Alà ed-Din arrivò a una fontana,
vicino alla quale c'era una cisterna, si arrampicò sulla
cisterna e si nascose in una nicchia. Ed ecco sopraggiungere il beduino
a cavallo il quale cominciò a guardarsi in giro e a tastare
le pareti della cisterna per vedere dove poteva essersi nascosto il
fuggitivo. Alà ed-Din si raccomandò ancora una
volta ad Allah, ed ecco che uno scorpione punse la mano del beduino, il
quale cominciò a urlare di dolore e, raggiunti i compagni,
si allontanò con questi. Alla fine Alà ed-Din,
stanco e sfinito, si addormentò nella nicchia della
cisterna. Nel frattempo Mahmùd al-Balkhi aveva ricaricato le
sue cose e si era rimesso in cammino. Giunse così alla
fontana e alla cisterna dove era nascosto Alà ed-Din. La sua
mula assetata si chinò sulla vasca per bere, ma vide
riflessa nell'acqua l'immagine di Alà ed-Din e si
adombrò. Mahmùd alzò gli occhi e
scorse il giovane che, mezzo nudo, se ne stava nascosto nella nicchia.
Gli chiese come mai fosse ridotto in quello stato e, dopo aver saputo
quel che era successo, gli disse: " Figlio mio, tutto quello che
possiedo è tuo. Scendi di là e non temere alcun
male. " Alà ed-Din scese dalla cisterna, salì in
groppa alla mula di Mahmùd- e insieme arrivarono a Baghdad
alla casa del mercante. Quivi giunti, Mahmùd fece preparare
un bagno per Alà ed-Din, profumi e ricche vesti.
Quindi si misero a tavola e mangiarono e bevvero a sazietà;
infine Mahmùd al-Balkhi, il cui cuore era stato
vieppiù infiammato dalla vista delle nudità di
Alà ed-Din quando se ne stava discinto nella nicchia sopra
la cisterna, si gettò sul giovane cercando di abbracciarlo e
di baciarlo e promettendogli vesti, muli e mercanzie. Ma Alà
ed-Din gli sfuggì dicendo: " Insisti ancora con questa
faccenda? Non ti. ho detto forse che una simile mercanzia io non la
vendo? Ora tieniti pure i tuoi vestiti e i tuoi muli ed aprimi la porta
perché io me ne vado."
torna su
continua - pagina II
per gentile concessione del sito
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