Fiabe Arabe - Abu Kir e Abu Sir: Parte II

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Abu Sir, invece, dopo che il suo compagno lo ebbe chiuso nella stanza rubandogli il denaro, rimase gravemente ammalato e senza conoscenza per tre giorni, passati i quali il portinaio del caravanserraglio vide per caso la porta chiusa con il catenaccio e si ricordò di non aver più visto né sentito i due amici. Allora pensò: 'Forse hanno tagliato la corda senza pagare l'affitto, o forse sono morti, o forse è capitata loro qualche altra cosa.' Aspettò fino a sera, poi salì di nuovo e sentì venire dall'interno della stanza i gemiti del barbiere. Vide che la chiave era nella serratura, così aprì la porta, entrò e, visto Abu Sir disteso che si lamentava, gli disse: "Che Allàh allontani da te ogni male; dove è il tuo amico?" Abu Sir rispose: "Per Allàh, ho ripreso i sensi solo oggi ed ho chiamato, ma nessuno mi ha risposto. Allàh sia sopra di te, fratello, cerca la borsa che ho sotto la testa, prendine cinque mezzi dirham e comprami qualcosa di nutriente perché sono sfinito dalla fame." Il portinaio allungò la mano, prese la borsa ma la trovò vuota e disse al barbiere: "La borsa è vuota; dentro non c'è niente." Allora Abu Sir capì che Abui Qir aveva preso i soldi e se n'era andato e chiese al portinaio: "Hai visto per caso il mio amico?" E il portinaio rispose: "Sono tre giorni che non lo vedo; anzi, pensavo che tu e lui foste partiti." Il barbiere gridò: "No, purtroppo; il mio denaro gli ha fatto gola, lo ha preso ed è fuggito approfittando del fatto che ero malato." Ciò detto, si mise a piangere e a lamentarsi, ma il portinaio gli fece: "Allàh tenga lontano da te ogni male e ripaghi lui per quello che ha fatto." E ciò detto se ne andò a cucinargli un po' di brodo, gliene riempì una scodella e glielo portò, e continuò a curarlo e a dargli da mangiare a spese sue per due mesi, trascorsi i quali il barbiere fece una gran sudata e l'Onnipotente lo guarì della sua malattia.

Quando fu di nuovo in piedi, Abu Sir disse al portinaio: "Semmai l'altissimo me ne darà i mezzi, ti ricompenserò per la tua bontà, sebbene colui che ricompensa sia solo Allàh." "Allàh sia lodato per la tua guarigione," rispose il portinaio, "quello che ho fatto l'ho fatto solo nel nome di Allàh il Misericordioso."

Cosi il barbiere uscì di nuovo dal caravanserraglio e se ne andò in giro per i mercati della città, fino a che il destino lo condusse nel suk dove era la tintoria di Abu Qir; egli vide, stese davanti alla bottega, stoffe di vari colori e una folla che faceva ressa per guardarle. Incuriosito chiese ad uno degli astanti: "Che luogo è questo? E perché tutta questa folla?" e quello gli rispose: "Questa è la Tintoria del Sultano, che è stata costruita apposta per uno straniero di nome Abu Qir; e ogni volta che, egli tinge delle stoffe accorriamo tutti perché ci divertiamo a vederlo lavorare in quanto al nostro paese non ci sono tintori che sappiano tingere con questi colori. E sappi che costui ha fatto la sua fortuna in questo e questo modo." E così dicendo raccontò tutto quello che era capitato ad Abu Qir con i tintori, e poi con il sultano, e il modo in cui quest'ultimo gli aveva fatto costruire la tintoria, e ogni altra cosa. Sentendo ciò il barbiere si rallegrò e si disse: "Sia lodato Allàh che lo ha aiutato a diventare un maestro nel suo mestiere; senza dubbio egli è da scusare perché, se si è dimenticato di te, è stato a causa del suo lavoro. Ma tu sei stato gentile con lui e lo hai trattato generosamente quando non lavorava, così non appena ti vedrà sarà lieto e ti tratterà generosamente così come tu hai fatto con lui."

Dopo aver pensato ciò, Abu Sir si fece strada verso la porta della tintoria e vide Abu Qir disteso su un divano accanto, all'uscio con indosso abiti regali e servito da quattro schiavi negri e da quattro schiavi bianchi, tutti vestiti con abiti ricchissimi. Vide inoltre dieci schiavi negri intenti a lavorare, in quanto Abu Qir, dopo averli comperati, aveva insegnato loro il mestiere e adesso lui se ne stava seduto su quel soffice divano a sorvegliarli come se fosse stato un gran visir o un potente monarca che non alzava un dito ma si limitava a dire agli uomini: "Fai questo e fai quest'altro." Allora il barbiere si fece avanti pensando che Abu Qir sarebbe stato lieto di rivederlo e l'avrebbe salutato e l'avrebbe trattato con tutti gli onori. E invece, quando il tintore si accorse di Abu Sir, cominciò a gridare: "Mascalzone, quante volte ti ho detto di non fermarti sulla porta della mia bottega? Ladro che non sei altro, vuoi forse rovinare la mia reputazione davanti alla gente? Prendetelo!" Allora gli schiavi negri si precipitarono su Abu Sir tenendolo fermo mentre il tintore si alzava dal divano e diceva: "Buttatelo fuori." Così gli schiavi lo buttarono in mezzo alla strada e Abu Qir prese un bastone e gli assestò cento bastonate sulla schiena, poi ordinò che lo rivoltassero e gli diede altre cento bastonate sulla pancia. Quindi gli disse: "Mascalzone, farabutto, se ti trovo ancora una volta sulla porta della mia tintoria ti spedirò dal re, il quale ti consegnerà al capo della polizia che ti taglierà la testa. Vattene, e che Allàh ti neghi le sue benedizioni."

Così il povero Abu Sir si allontanò con il cuore a pezzi a causa della bastonatura e della scenata che gli era stata fatta, mentre gli astanti chiedevano ad Abu Qir: "Che cosa ha fatto quest'uomo?" "Quest'uomo," rispose Abu Qir, "è un ladro, che ruba la stoffa dei clienti; mi ha già derubato non so quante volte, e ogni volta io mi sono detto 'Allàh lo perdoni, è un pover'uomo', e non ho voluto infierire su di lui. Risarcivo di tasca mia i clienti e cercavo di far capire ragione a questo gaglioffo. Ma lui non se n'è dato per inteso. Perciò, se mi comparirà ancora una volta davanti, lo manderò dal re, che lo farà giustiziare liberando così i suoi sudditi da questa peste." E allora tutti i presenti, sentendo come stavano le cose, cominciarono a lanciare improperi all'indirizzo del barbiere. Questo, dunque, fu il comportamento di Abu Qir. Quanto ad Abu Sir, tornò nel caravanserraglio e si mise a sedere, meditando su quello che il tintore gli aveva fatto; e rimase seduto fino a che il dolore delle bastonate non passò, quindi uscì di nuovo andandosene per i mercati della città.