Fiabe Classiche e Popolari Italiane - Basile: La papara (Giornata V, Favola I)

la papera

«Lo Cunto de li cunti» («Il Pentamerone»), 1634

libro animato

Lilla e Lolla comprano al mercato una papera che caca denari. Una comare la chiede in prestito e, scoprendo che la papera fa tutto il contrario, la uccide e la getta dalla finestra. La papera s'attacca al culo di un principe mentre lui sta andando di corpo e nessuno gliela può staccare fuorché Lolla e, per questo, il principe se la sposa.

Gran verità disse quel grand'uomo quando affermò che l'artigiano invidia l'artigiano, il vuotacessi il vuotacessi, il musicista il musicista, il vicino il vicino e il povero invidia il pezzente, perché non c'è buco nella fabbrica del Mondo dove non faccia la sua tela questo maledetto ragno dell'invidia, che non si pasce d'altro se non della rovina del prossimo, come in particolare sentirete dalla storia che vi racconterò.

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C'erano una volta due sorelle carnali, così malridotte che riuscivano a campare solo sputazzandosi dalla mattina alla sera sulle dita per filare una piccola matassa di filo da vendere al mercato. Ma, nonostante la vita disgraziata, la palla della necessità non riusciva a colpire quella dell'onore e a mandarla in buca. E però il cielo, che è largo nel ripagare il bene così com'è avaro nel castigare il male, mise in testa a queste due povere ragazze l'idea d'andare al mercato per vendere certe matasse di filo e comprare una papera con quel poco che ne ricavavano. Così fecero e, portatasi a casa la papera, le si affezionarono subito e la trattavano come se le fossero sorelle carnali, facendola dormire nel loro letto.

Viene il giorno dopo, ed è un giorno fortunato. La buona papera cominciò a cacare scudi d'oro, in quantità tale che, cacata dopo cacata, Lilla e Lolla ne riempirono un cassone. E fu tanto il cacatorio che le due sorelle cominciarono ad alzare il capo e ad avere il pelo lucido, tanto che certe comari, trovandosi un giorno a spettegolare tra loro, dissero: Hai visto, comare Vasta, Lilla e Lolla, che l'altro ieri non avevano neanche dove cadere morte e ora si sono tanto ripulite che sembrano due signore? Le vedi le loro finestre piene di galline e di pezzi di carne, che ti sbattono in faccia? Che può essere successo? O Lilla e Lolla hanno posto mano alla botte dell'onore o hanno trovato un tesoro!" "Io ci sono rimasta come una mummia" disse Perna, "perché, mentre sembravano sul punto di cadere morte, ora le vedi dritte come una pertica e resuscitate, che mi pare un sogno". Dicendo questo, e altro, incendiate dall'invidia, le comari scavarono un buco dalla loro casa fino alle camere delle due ragazze, per fare le guarattelle e per vedere se potevano togliersi la curiosità. E tanto rimasero a spiare finché a sera - quando il Sole batte con la bacchetta dei suoi raggi sulle barche del mare indiano per dare riposo alle Ore del giorno - videro Lilla e Lolla che mettevano a terra le lenzuola e, facendovi salire sopra la papera, quella cominciava a schizzar fuori rumori di scudi, tanto che a loro uscirono fuori, nello stesso tempo, le ciliegie dagli occhi e il gozzo dalla gola. Il mattino dopo - quando Apollo con la verga d'oro scongiura le Ombre di ritirarsi - comare Pasca venne a trovare le due sorelle e, dopo mille giri di chiacchiere, tira e molla, finalmente venne al dunque e le pregò di prestarle per due ore la papera, per fare abituare alla casa certe paperelle che aveva comprato al mercato. E tanto seppe dire e pregare che quelle semplicione delle due sorelle, un po' perché tanto ingenue da non saper dir di no e un po' per non insospettire la comare, le prestarono la papera che cacava scudi d'oro con il patto che gliela riportasse al più presto. Comare Pasca andò di corsa dalle altre comari, che subito stesero a terra le lenzuola e vi fecero salire sopra la papera. Ma quella, invece di mostrare da sotto una zecca che coniava scudi, aprì un condotto di latrina, che decorò la biancheria di quelle sciagurate di colore giallo, tanto che l'odore si sparse per tutto il quartiere, come capita di domenica con la pignata maritata. Le comari, vedendo ciò, pensarono che, trattandola bene, avrebbe cacato sostanza da pietra filosofale per soddisfare la loro voglia. E, così, le fecero ingoiare tutto quello che poterono infilarle in gola. Poi, avendola sistemata sopra un altro lenzuolo pulito, se prima la papera si era dimostrata cacona, ora si scoperse colpita da dissenteria, perché la digestione fece la sua parte. Per la qual cosa le comari, scornate e infuriate, furono prese da una tale collera che, tirato il collo alla papera, la gettarono dalla finestra in un vicolo cieco, dove si usava buttare la spazzatura. Ma, come volle la sorte, che dove meno te lo aspetti ti fa spuntare le fave, si trovò a passare di là un figlio di re, che andava a caccia e che sentì il bisogno di andare di corpo. Perciò, consegnati a un servitore spada e cavallo, entrò in quel vicoletto per scaricarsi la pancia e, fatto che ebbe il servizio, non avendo in tasca una carta per pulirsi, vista la papera uccisa di fresco se ne servi come pezza da culo. Ma la papera, che non era morta, s'afferrò col becco alle chiappe del povero principe, che cominciò a urlare di dolore. Accorsero tutti i suoi servitori, che tentarono di staccarla dalla carne principesca, ma non fu possibile, perché s'era attaccata come una Salmace pennuta a un Ermafrodito peloso. Così il principe, non potendo resistere al dolore e vedendo buttate al vento le fatiche dei servi, si fece portare in braccio al palazzo reale, dove, fatti chiamare tutti i medici del regno e fatto un consulto in presenza della papera attaccata al culo, tentarono tutti i rimedi per porre fine a questo accidente, spalmando unguenti, adoperando tenaglie, spargendo polverine. Ma, visto che la papera era una zecca che non si sradicava neanche con l'argento vivo, una sanguisuga che non si staccava neanche con l'aceto, il principe fece subito pubblicare un bando: che chi fosse riuscito a liberarlo da quel prurito al culo, se era un uomo, gli avrebbe dato mezzo regno e, se donna, l'avrebbe presa in moglie. Allora avresti potuto vedere la gente a branchi accorrere a sbatterci il naso! Ma quanto più tentavano rimedi, più la papera stringeva a tenaglia il povero principe. Sembrava che si fossero alleate tutte le ricette di Galeno, tutti gli Aforismi di Ippocrate e tutti i rimedi di Mesoè contro i Posteriori di Aristotele per il tormento di quello sventurato. Ma, come volle la sorte, fra tanti e tanti che vennero a tentare la prova, arrivò anche Lolla, la più piccola delle due sorelle. Lolla, non appena vide la papera la riconobbe e gridò: "Cicciotta mia, cicciotta!" La papera, che sentì la voce di quella che le voleva veramente bene, lasciò immediatamente la presa e le corse in braccio, facendole mille carezze e baciandola, senza curarsi di scambiare il culo di un principe con una bocca di una campagnola. Il principe, che vide questa meraviglia, volle sapere come era andato il fatto e, venuto a conoscenza del brutto scherzo delle comari, le fece frustare per la strada e mandare in esilio e, presa Lolla in moglie con la papera in dote, che cacava cento tesori, dette un altro marito ricchissimo a Lilla e furono per sempre i più felici del mondo, a dispetto delle comari, le quali, volendo chiudere una strada alle ricchezze mandate dal cielo a Lolla, gliene apersero un'altra da regina, scoprendo alla fine che

ogni impedimento, spesso è giovamento.