Fiabe Classiche e Popolari Italiane - Basile: L'Orsa (Giornata II, Favola VI)

immagine della principessa

«Lo Cunto de li cunti» («Il Pentamerone»), 1634

libro animato

Il re di Roccaspra vuole prendersi la figlia come moglie; lei, con il trucco di una vecchia si trasforma in un'orsa e fugge nelle foreste e, capitata in mano ad un principe, questo la vede nel suo vero aspetto in un giardino, dove stava a pettinarsi, e se ne innamora; dopo varie vicende si scopre che è una femmina e diventa sua moglie.

Tutto il racconto di Popa fece ridere a crepapelle le femmine, ma quando si parlò della loro malizia, sufficiente a imbrogliare una volpe, stavano per scoppiare dalle risate. E davvero la femmina ha malizie come granatine infilate a cento per ogni capello della testa; la frode gli fa da mamma, la bugia gli fa da balia, la lusinga gli fa da maestra, la finzione gli fa da consigliere e l'inganno da amico e volta e rivolta l'uomo come gli piace. Ma, tornando ad Antonella, che, ringalluzzita, era pronta a parlare, restata un poco soprappensiero, come per rivedere i suoi argomenti, disse così: "Disse bene quel saggio che non è possibile a un comando di fiele obbedire di zucchero: è necessario chiedere cose di giusta misura per ottenere un'ubbidienza di buon peso; dagli ordini non equilibrati nascono le resistenze che non si compongono, come appunto capitò al re di Roccaspra che, per chiedere una cosa non dovuta alla figlia, le diede il motivo di fuggire, a rischio di perdere l'onore e la vita.

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Allora, si racconta che c'era una volta il re di Roccaspra, che aveva per moglie la mamma della bellezza, che, nel meglio degli anni, cadde dal cavallo della salute e si ruppe la vita. Ma, prima che si spegnesse la candela del vivere all'asta degli anni, chiamò il marito e gli disse: "So che mi hai sempre amata con tutte le tue ciliegine; per questo mostrami al fondiglio dei miei anni la schiuma del tuo amore, promettimi di non sposarti mai se non trovi un'altra donna bella come sono stata bella io, altrimenti ti lascio una maledizione a tette spremute e ti odierò fin dentro l'altro mondo". Il re, che le voleva bene da qua fino al terrazzo, sentendo quest'ultima volontà scoppiò a piangere e a lungo non riuscì a rispondere una sola maledetta parola. Alla fine, quando smise di lamentarsi, le disse: "Prima che io voglia saperne più di moglie mi venga la gotta, mi colpisca la lancia catalana, sia fatto a pezzi come Storace. Bene mio, dimenticatelo, non sognare neanche che io possa amare un'altra femmina! Tu sei stata l'inizio dei miei affetti, e tu porterai con te gli stracci dei miei desideri". Mentre lui diceva queste parole, la povera giovane, che già rantolava, rovesciò gli occhi e stese i piedi. Il re, quando vide che Patria era stata stappata,stappò le fontanelle degli occhi e fece uno battitoio e uno strillatoio da fare accorrere tutta la corte, chiamando per nome quell'anima buona, maledicendo la fortuna che gliel'aveva portata via e, strappandosi la barba, rimproverava le stelle di avergli mandato questa disgrazia. Ma, visto che decise di fare come si dice: «dolore di gomito e dolore di moglie fa molto male e dura poco, due: una nella fossa e l'altra sulla coscia», la Notte non era ancora uscita sulla piazza d'armi del cielo a passare in rivista i pipistrelli, che cominciò a farsi i conti sulle dita: "Ecco che mi è morta mia moglie e io resto vedovo e disgraziato senza altre speranze di vedere altro se non questa povera figlia che mi ha lasciato. Per questo sarà necessario cercare di trovare qualcosa di adatto per farci un figlio maschio. Ma dove vado a sbattere? Dove trovo una femmina che abbia le bellezze di mia moglie, se tutte le altre sembrano mostracci al confronto? Ora, qua ti voglio! Dove ne trovi un'altra, col bastone? Dove ne cerchi un'altra, col campanello? Se la Natura ha fatto Nardella, che sia in gloria, e poi ha rotto lo stampo? Ohimè in che labirinto mi ha ficcato, sotto che torchio sta la promessa che le ho fatto!ma che? Non ho neanche visto il lupo e già scappo? Cerchiamo, vediamo e comprendiamo: è possibile che non ci sia un'altra asina per la stalla di Nardella? È possibile che per me il mondo sia finito? C'è forse penuria o carestia di femmine? O se n'è perduto il seme?". Dicendo così fece subito pubblicare un bando e un ordine, di quelli di mastro Iommiento, che tutte le belle femmine del mondo venissero a una prova di bellezza, perché voleva prendere in moglie la più bella e darle in dote il regno. Sparsa la voce dappertutto, non ci fu femmina dell'universo che non venisse a tentare la sorte, non restò bruttina, per deforme che fosse, che non si mettesse in mezzo, perché quando si tocca quest'argomento della bellezza non c'è bubbone che non si dia per vinta, non c'è orca marina che si arrenda: ognuna si impunta, ognuna vuole avere la meglio! E se lo specchio le racconta la verità dà la colpa al vetro, che non la riflette com'è, e all'argento vivo, che è stato spalmato di traverso. Ora, quando il paese fu pieno di femmine, il re le fece mettere in fila e cominciò a camminare, come fa il Gran Turco quando entra nel Serraglio per scegliere la migliore pietra da mola per affilare il suo coltello damaschino; e, andando e venendo su e giù, come una scimmia che non sta mai ferma, e covando e squadrando questa e quella, una gli sembrava storta di fronte, una di naso lungo, chi di bocca larga, chi di labbra grosse, questa troppo alta, quella troppo bassa e malfatta, chi troppo gonfia, chi eccessivamente gracilina; la spagnola non gli piaceva per il suo colorito gialliccio, la napoletana non gli andava a genio per i tacchi con cui cammina, la tedesca gli sembrava fredda e gelata, la francese col cervellino troppo leggero, la veneziana una conocchia di lino con i capelli sbiaditi. Alla fine della fine, chi per una ragione e chi per l'altra, le mandò tutte via con una mano davanti e una mano di dietro; e, vedendo che tante belle facce erano andate a male, deciso a ingozzarsi andò a sbattere su sua figlia, dicendo: "Perché vado cercando Maria a Ravenna? Se Preziosa, mia figlia, è fatta con lo stesso stampo della mamma? Ho questa bella faccia in casa e la vado cercando in culo al mondo?". E, fatto capire questo ragionamento alla figlia, si prese una sfuriata e una strillata che il cielo te la racconti al posto mio. Il re, tutto infuriato, le disse: "Abbassa la voce e infilati la lingua là dietro, stringiamo stasera questo nodo matrimoniale, altrimenti il pezzo più grande di te sarà l'orecchio!". Preziosa, sentita questa decisione, si ritirò nella sua camera e piangendo questa malasorte si strappava a ciuffi i capelli; e, mentre stava in questo triste lamento, se ne arrivò una vecchia che di solito le portava i belletti e che, trovandola più nell'altro mondo che su questo e sentita la ragione del suo dolore, le disse: "Stai di buonumore, figlia mia, non disperarti, perché per ogni male c'è un rimedio, fuorché per la Morte. Ora ascoltami: quando tuo padre, che è un asino, vorrà fare da stallone, tu infilati questo bastoncino in bocca, immediatamente diventerai un'orsa e fuggirai via, perché lui, per la paura, ti lascerà andare e vattene difilato nel bosco, dove il cielo ti ha conservato la tua fortuna. E quando vuoi sembrare femmina, come sei e sarai sempre, levati il bastoncino da bocca e tornerai come prima". Preziosa abbracciò la vecchia e le fece dare una bella grembialata di farina e di fette di prosciutto e di lardo e la mandò via (quando il Sole, come una puttana fallita, cominciò a cambiare quartiere) il re fece venire i musicanti e, invitati tutti i signori vassalli, fece una grande festa; e quando ebbero fatto cinque o sei ore di ballo si misero a tavola e, dopo aver mangiato oltre misura, lui se ne andò a dormire. E, chiamando la sposa per farsi portare il quaderno su cui saldare i conti dell'amore, lei, messo il bastoncino in bocca, si trasformò in un orso terribile e gli andò incontro. Lui, terrorizzato da questo prodigio, si arrotolò dentro i materassi da dove non tirò fuori la testa neanche la mattina. Frattanto Preziosa se ne uscì e si avviò verso un bosco(dove le ombre avevano stabilito un monopolio, come se potessero, allo scoccare delle ventiquattro, dare qualche fastidio al Sole) dove restò in dolce conversazione con gli altri animali, finché venne a caccia da quelle parti il figlio del re di Acquacorrente, che, vedendo quest'orsa, stava per morire dalla paura. Ma, accortosi che questa bestia, accucciandosi e dimenando la coda come un cagnolino, gli girava intorno, si fece coraggio e accarezzandola, dicendole "cuccia cuccia, miao miao, cip cip, tu tu, grunf grunf,quanck quack", se la portò a casa, ordinando che se ne prendessero cura come si trattasse di lui stesso e la fece mettere in un giardino accanto al palazzo reale, per poterla sempre vedere, quando volesse, da una finestra. Allora, il principe, una volta che tutti erano usciti da casa ed era rimasto solo, si affacciò per vedere l'orsa e vide che Preziosa, per acconciarsi i capelli, si era tolta il bastoncino di bocca e si pettinava le sue trecce d'oro. Per questo, vedendo questa bellezza incredibile stava svenendo per lo stupore e, gettandosi giù per le scale, corse in giardino. Ma Preziosa, accortasi dell'agguato, s'infilò il bastoncino in bocca e tornò com'era. Il Principe, sceso giù e non trovando quello che aveva visto da sopra, restò così stupito da quest'inganno che preso da una grande malinconia in quattro giorni cadde malato dicendo continuamente: "Ora, orsa mia". La mamma, sentendo questo lamento, pensò che l'orsa gli avesse fatto qualche malazione e diede ordine che fosse ammazzata. Ma i servi, che ne erano invaghiti per la suadimestichezza, perché riusciva a farsi amare anche dalle pietre della strada, impietositisi, invece di farne un macello la portarono nel bosco e riferirono alla regina che l'avevano fatta fuori.

Quando il principe seppe questo fece cose da non credere e, alzato dal letto, voleva fare a pezzetti i servi; ma quando ebbe sentito da loro come era andata la faccenda si lanciò sul cavallo e tanto cercò e girò che, trovata l'orsa, la portò di nuovo a casa e spintala in una stanza, le disse: "O bel boccone di re, che stai rintanato in questa pelle! O candela d'amore, che stai chiusa in questa lanterna pelosa! Perché farmi questi cucù-seté, per vedermi consumare pelo dopo pelo? Io muoio affamato, consumato e stremato per questa bellezza, e tu ne vedi le prove evidenti, perché io sono ridotto a un terzo come il vino bollito, non ho altro che l'osso e la pelle, la febbre si è cucita come il filo doppio su queste vene. Perciò alza la tela di questo cuoio puzzolente e fammi vedere l'apparato delle tue bellezze, togli togli le fronde da questa cesta e fammi guardare questi bei frutti; alza questa cortina e fai passare gli occhi a vedere la pompa delle meraviglie! Chi ha messo in un carcere di peli un'opera così liscia? Chi ha chiuso in uno scrigno di cuoio un tesoro così bello? Fammi vedere questo mostro di grazia e prenditi in pagamento tutti i miei desideri, bene mio, perché soltanto il grasso di quest'orsa può essere rimedio per i miei nervi rattrappiti!" Ma dopo aver detto e ridetto, visto che sprecava invano le sue parole, tornò a gettarsi a letto e gli venne un così terribile accidente che i medici pronosticarono un cattivo esito di questa faccenda. La mamma, che non aveva altro bene al mondo, seduta accanto al letto gli disse: "Figlio mio, da dove arriva tanta rabbia? Che malinconia ti ha afferrato? Tu sei giovane, sei amato, sei grande, sei ricco: cosa ti manca, figlio mio? Parla: il povero che si vergogna resta a tasche vuote. Se vuoi moglie, tu sceglila e io do la caparra, tu prendi e io pago. Non vedi che il tuo malanno è malanno mio? A te batte il polso, a me batte il cuore; tu hai la febbre nel sangue, io l'accidente nella testa, non avendo altro sostegno della mia vecchiaia se non te. Per questo stammi allegro per rallegrare questo cuore e non vedere rovinato questo regno, crollata questa casa e rasata questa mamma". Il principe, a queste parole, disse: "Niente mi può consolare se non la vista dell'orsa. Per questo, se volete vedermi sano, fatela stare in questa camera e non voglio che nessuno altro si prenda cura di me e mi faccia il letto e cucini per me se non lei, perché senz'altro, con questo piacere, tornerò sano in quattro pizzichi". La mamma, anche se le sembrò uno sproposito che l'orsa dovesse fare da cuoco e da cameriera e se sospettò che il figlio stesse farneticando, tuttavia, per accontentarlo, la fece portare. E lei, arrivata al letto del principe, alzò la zampa e toccò il polso del malato e fece spaventare la regina, convinta che da un momento all'altro gli avrebbe strappato il naso. Ma, quando il principe disse all'orsa: "Chiappino mio, vuoi cucinare per me e darmi da mangiare e prenderti cura di me?", lei abbassò la testa indicando che gli stava bene. Per questo la mamma fece portare un poco di galline e accendere il fuoco in un camino nella stessa camera e mettere a bollire l'acqua, e l'orsa, presa una gallina, la scottò, la spennò abilmente e, dopo averla fatta a pezzi, parte ne ficcò in uno spiedo e parte ne fece un bel gratinato e il principe, che non riusciva a mandar giù lo zucchero, finì con leccarsi anche le dita e, quando ebbe finito di ingoiare, gli diede da bere con tanta grazia che la regina volle baciarla in fronte. Fatto questo, mentre il principe faceva un poco di roba per gli esami dei medici, l'orsa fece subito il letto e, corsa in giardino, colse un bel mazzo di rose e di fiori di cedro e li sparpagliò là sopra, tanto che la regina disse che quest'orsa valeva un tesoro e che il figlio aveva un vaso da notte di ragione a volerle bene. Ma il principe, vedendo questi bei servizi, aggiunse esca al fuoco e se prima si consumava a chili ora si sbriciolava a quintali e disse alla regina: "Mamma, signora mia, se non do un bacio a quest'orsa, mi scappa il fiato!". La regina, che lo vedeva venir meno, disse: "Bacialo, bacia, bella bestia mia, non me lo far vedere distrutto questo povero figlio!" E l'orsa si accostò e il principe la prese e non si saziava di sbaciucchiarla e, mentre stavano muso a muso, non so come il bastoncino cadde da bocca a Preziosa e tra le braccia del principe restò la più bella cosina del mondo. E lui, stringendola con le tenaglie amorose delle braccia, le disse: "Ci sei caduto scoiattolo, non mi scappi più senza ragion veduta!" Preziosa, aggiungendo il colore della vergogna all'aiuola della bellezza naturale, gli disse: "Sono già nelle tue mani, ti raccomando il mio onore e poi taglia e pesa e voltami dove vuoi". E, quando la regina chiese chi fosse questa bella ragazza e che cosa l'avesse costretta a quella vita selvaggia, lei raccontò per filo tutta la storia delle sue disgrazie; per questo la regina, lodandola come ragazza buona e onorata, disse al figlio che acconsentiva che diventasse sua moglie. E il principe, che non desiderava altro dalla vita, le diede subito la sua parola e la mamma, benedicendo tutti e due, fece questa bella unione con grandi feste e luminarie e Preziosa provava sulla bilancia del giudizio che

Chi bene fa sempre bene aspetta".