Fiabe Amatoriali - I.Coretti: A cena con Monsieur La Mort

Monsieur La Mort

Un grazie particolare all'Autore per l'illustrazione in accompagnamento al testo. © I.Coretti

libro animato

Madame Pierrot sedeva su uno spicchio di luna. Con un grande cannocchiale guardava verso la terra, osservava il carrozzone della compagnia dei commedianti spostarsi di città in città. Gli attori stessi avevano cura di montare il palco con il fondale dipinto. Con estrema premura assemblavano, con ago e filo, dei drappi di stoffa rossa per realizzare un siparietto. La sera si celebrava il rito della commedia, maschere allegre, tristi e patetiche narravano storie fantastiche, spesso colorate di canti e danze, facendo sognare tutta la gente del popolo che si radunava numerosa per assistere allo spettacolo. C'era anche un nuovo Pierrot tra gli attori della compagnia. Aveva ereditato il suo posto, era lui ora a raccogliere gli applausi che una volta spettavano a lei. Era stata il più celebre Pierrot della compagnia dei commedianti. Il pubblico l'aveva amata un tempo, ma poi il Capocomico della compagnia pensò di sostituirla con un Pierrot più giovane. Riteneva che ormai era troppo invecchiata per interpretare ancora quel ruolo.

Triste e sconsolata decise di andare via. Volgeva lo sguardo al cielo dove anche lei avrebbe voluto brillare tra le migliaia di stelle. Così un giorno poggiò una grande scala a pioli sulla parete lunare e, dalla terra, salì verso il cielo per vivere sulla luna. Ma ogni sera guardava dal suo cannocchiale il lontano pianeta da dove proveniva, per assistere nostalgicamente alle rappresentazioni teatrali che un tempo la vedevano protagonista. Madame Pierrot non aveva smesso di infarinarsi il viso, non aveva abbandonato la sua calotta nera, l'ampia gorgiera e la casacca bianca con i grandi bottoni. Questo era il costume del suo personaggio. Ora aveva una bella casa costruita con pietra lunare e un giardino variopinto di fiori insoliti mai visti sulla terra. Nel cortile c'erano bellissime colombine bianche. Quando lei passava le si posavano sulle spalle e sulle mani per ricevere una carezza. Però madame Pierrot era sempre molto triste, continuava a pensare ai suoi successi passati e al suo tramonto. Così una sera invitò a cena Monsieur La Mort, era un mercante di anime. Voleva affidarsi a lui per poter finalmente trovare un pò di pace. In attesa del suo arrivo la servetta Rose Marie disponeva tutto l'occorrente per la cena. Aveva apparecchiato il tavolo di marmo in giardino e al centro, invece di un profumato mazzetto di fiori colorati, aveva messo un vaso con una pianta carnivora che aveva moltissimi denti affilati e sette occhiacci cattivi. Di sicuro quel genere di decorazioni sarebbero state gradite da monsieur La Mort. Ad un tratto l'orologio a pendolo annunciò la mezzanotte e, in quel preciso momento, dal cielo spuntò un pallone volante. Appesa al pallone sostenuto da gas, c'era una navicella dove si poteva scorgere l'inquietante passeggero. Un uomo vestito di nero con un corvo sulla spalla. Era monsieur La Mort. Un brivido improvviso attraversò madame Pierrot, ma ormai era troppo tardi per tornare indietro, aveva deciso di vendere la sua anima e il nero demone era salito dagli Inferi alla luna per offrirle il suo ausilio. Subito Rose Marie srotolò un lungo tappeto rosso per l'ingresso di monsieur La Mort, cospargendo il percorso di ragni neri contenuti in una cesta.

Intanto degli orribili diavoletti scesero dal pallone che era atterrato ai cancelli del giardino e, armati di strani strumenti musicali, intonarono una marcia funebre. Lungo il viale del cortile si vide avanzare, con passo cadenzato e sicuro, un'oscura figura. Man mano che procedeva diventava sempre più nitida agli occhi di madame Pierrot. Era monsieur La Mort. Madame cercò di controllare la sua paura per non palesarla e accennò un timido sorriso mentre scrutò l'ospite dal basso in alto. Aveva delle scarpe lucide, frack nero con cilindro e un bastone con un teschio in miniatura al posto del pomo. "Buon ultima sera madame" esclamò con un ghigno malefico mentre si inchinava per baciarle la mano. Madame Pierrot ebbe un sussulto, il cuore iniziò a batterle forte dallo spavento. Ma giunse Rose Marie con il vassoio della cena da servire, sicura di aver preparato qualcosa di speciale per l'ospite. Monsieur La Mort guidò madame verso la tavola aiutandola a sedersi. Madame Pierrot non toccò cibo, quella doveva essere la sua ultima cena ma preferì digiunare datosi che la serva aveva studiato un menù particolare per l'occasione. Aveva preparato una zuppa allo zolfo con lucertole e scarafaggi. Monsieur La Mort la mangiò con gusto mentre madame Pierrot, seduta di fronte a lui, raccontava quanto desiderasse porre tregua alla sua sofferenza. Monsieur La Mort allora prese la sua valigia delle disgrazie e tirò fuori un cappio. "Rose Marie annodalo al più alto ramo del giardino!" ordinò il demone alla servetta. Questa si arrampicò in fretta su un grande albero e, raggiunto il ramo più lontano e robusto, vi annodò il cappio. In realtà Rose Marie non vedeva l'ora di liberarsi della sua padrona per potersi appropriare di tutta l'eredità. "Venite madame, io stesso vi aiuterò a porgere il vostro collo delicato all'interno del cappio, in un attimo le vostre sofferenze cesseranno e finalmente scenderete con me all'Inferno!" disse l'uomo spingendola verso il grande albero.

Madame Pierrot invece tornò indietro dicendo che una grande attrice come lei non poteva permettersi di fare una morte simile a quella dei briganti e degli assassini che venivano giustiziati per i loro crimini. In quel momento monsieur La Mort capì che in realtà madame non era poi così convinta di cederle l'anima e quindi pensò di sedurre il suo narcisismo "Per un'attrice grande come voi niente si addice di più che morire come una regina. Pensate a Cleopatra, la bellissima regina d'Egitto. Perì per un morso di un aspide, un velenoso serpente!" così dicendo monsieur La Mort estrasse una scatola trasparente dalla sua valigetta, all'interno, arrotolato, c'era un serpente che altri non era che un velenosissimo aspide. Ma madame Pierrot rispose che non avrebbe mai voluto scalfire la sua bellezza neanche da morta e che non avrebbe mai accettato di avere i segni dei denti dell'aspide sulle sue bianche carni. Allora monsieur La Mort la prese per mano e la condusse su un'alta rupe. Sotto di loro c'erano stelle e pianeti che incastonavano uno spazio infinito. "Gettatevi nel vuoto, le vostre membra si disperderanno nello spazio e l'anima scivolerà all'Inferno" le disse. Ma madame Pierrot indietreggiò ancora una volta e iniziò a correre verso il cortile urlando da lontano "Credo di averci ripensato, mi spiace ma non sono più tanto sicura di voler morire!" Monsieur La Mort le era dietro, doveva impossessarsi della sua anima ad ogni costo. Quindi cercò di persuaderla dicendole "Madame, voi vivete tutta sola su questa luna e potreste porre rimedio al noioso grigiore della quotidianità scendendo all'Inferno con me. L'Inferno non è così terribile come appare nelle raffigurazioni di poeti e pittori, guardate!" Prese un calice e, attraverso il vetro, apparvero immagini degli Inferi. Diavoli e streghe ballavano intorno a pentoloni e sembrava che si divertissero molto. In quel momento giunse Rose Marie completamente vestita a lutto, un ampio velo nero le copriva il volto e già fingeva dolore e disperazione, simulando un pianto straziante. Dietro di lei entrarono quattro diavolacci che tenevano in spalla una bara dorata. Era il suo regalo d'addio per la padrona, sperando che la preziosità della cassa da morto la esortasse a cedere l'anima a monsieur La Mort. Madame Pierrot era quasi persuasa. Pensò che in effetti la sua vita era davvero così triste. All'Inferno invece tutti sembravano posseduti da una incontenibile felicità e voglia di fare festa. Prese ancora una volta il suo cannocchiale e lo puntò verso la terra. Tutti dormivano, lo spettacolo dei commedianti si era già consumato quella sera e lei, con la sua lente, spiò i sogni del giovane Pierrot che l'aveva sostituita. Vide sogni magnifici, di onori e celebrità, sogni che una volta le erano appartenuti ed ora anche essi erano invecchiati. Le scese una lacrima. Le colombe si posarono su di lei ed ebbe cura di baciarle una ad una. Salutò le stelle, posò lo sguardo sui pianeti, poi si voltò verso monsieur La Mort e disse "Sono pronta a cedere la mia anima, ma niente deve scalfire la mia beltà! Offritemi del veleno. I filosofi come Socrate abbracciarono la morte avvelenandosi con della cicuta. Anche io, come loro, voglio cedere al sonno eterno!" A queste parole Rose Marie prese degli intrugli dalla valigetta delle disgrazie di monsieur La Mort e preparò la pozione velenosa. Il calice emanava fumo e un odore quasi piacevole. Compiuta la mistura diabolica la serva porse il calice a monsieur La Mort che ebbe premura di farlo sorseggiare alla sua vittima. Madame Pierrot lo bevve ma già al primo sorso incominciò a sentirsi strana, subito barcollò e il calice cadde rotolando ai suoi piedi. Cosa aveva fatto? In realtà lei non voleva morire e dopotutto la sua esistenza era come un grande spettacolo e le piaceva recitare ogni giorno quella che chiamava «la sua tragedia». Era pentita, non voleva lasciare la vita ma le forze iniziarono ad abbandonarla e lentamente scivolò in basso per non rialzarsi più. Il malvagio demone e la servetta iniziarono a ridere, esultando della fine di madame Pierrot. Rose Marie già pregustava il sapore delle ricchezze appartenute alla sua padrona mentre monsieur La Mort gioiva per aver acquistato una nuova anima. Continuavano a ridere e ad esultare ma a un tratto monsieur La Mort sentì afferrarsi ad una caviglia, abbassò lo sguardo e vide la mano di madame Pierrot che lo stringeva. Entrambi urlarono dallo spavento.

Madame Pierrot era viva, respirava e man mano si rianimava. Improvvisamente alzò il volto verso il demone e, guardandolo con intensità, dichiarò di esserne profondamente innamorata e che non lo avrebbe mai lasciato andar via. Poi si sollevò da terrà e portò verso di sé l'uomo aggrappandosi al colletto del frack. Tentò di baciarlo ma monsieur La Mort fece appena in tempo a liberarsi dalla presa di madame. Il demone era terrorizzato e balbettò "Rose Marie cosa hai versato nel calice?" La serva mostrò una boccetta sicura che si trattasse del veleno di cicuta ma, in realtà, era un filtro d'amore che di solito veniva utilizzato per cospargere nel mondo disperazioni di cuore. Il demone furioso si avventò contro Rose Marie che cominciò a correre. A sua volta lui era inseguito da madame Pierrot. Si afferravano e si sfuggivano. Più volte percorsero la circonferenza del suolo lunare. Alla fine Rose Marie prese la grande scala a pioli con la quale erano salite sulla luna e la poggiò sulla terra. Iniziò a scendere, ma alle calcagna aveva ancora monsieur La Mort e madame Pierrot. Scesero sulla terra e proseguirono a inseguirsi e, se non si sono stancati, forse sono ancora lì che si rincorrono.